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«Lo sballo, realtà costante oltre i casi di cronaca»

Lo psicoterapeuta Costantini: l’abuso di sostanze è un fenomeno consolidato «Grandi pericoli anche dall’alcol, problema sottovalutato anche dalle famiglie»

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È una realtà costante, quotidiana, che emerge solo a squarci nelle cronache di morti premature. Ma lo sballo, da sostanze così come da alcol, scorre ininterrotto, eclatante eppure invisibile. Per Alessandro Costantini, pedagogista, psicologo e psicoterapeuta ferrarese con lunga esperienza di formatore e consulente per scuole e famiglie, le tragedie di Riccione e Lecce non sono il segnale di una brusca virata del livello di pericolosità delle sostanze proibite, ma la rappresentazione di un fenomeno quotidiano che però assume visibilità solo in presenza di avvenimenti eclatanti, come quelli che hanno visto vittime un ragazzo di 16 anni e uno di 19. «Sono casi che non mi fanno pensare a un cambiamento, perché quello dell’uso e dell’abuso di sostanze da parte di ragazzi sempre più giovani è purtroppo una realtà consolidata». Da non sottovalutare, ammonisce Costantini, gli eccessi di consumo di alcol che stanno coinvolgendo fasce di età sempre più basse della popolazione, come dimostra del resto il caso recentissimo delle quattro ragazzine dai 14 ai 16 anni finite in coma etilico dopo una festa in spiaggia a Specchiolla, in provincia di Brindisi. «L’allarme arriva ora - ribadisce - ma è già nella realtà e che spesso è sottovalutato dalle famiglie». Il sindaco di Gallipoli (ora dimesso) non ha usato mezzi termini, scagliandosi contro i genitori («se non siete capaci di educare i figli, non procreate»). Parole che dimostrano «il non aver capito nulla - continua Costantini - Non si tratta di scaricare il problema sulle famiglie, ma di compiere un’opera capillare e costante di sensibilizzazione e informazione». Perché i ragazzi che al sabato cercano lo sballo, sono gli stessi che spesso trascorrono la settimana tra scuola, studio e amici. «I genitori li vedono uscire con il loro gruppo, la loro compagnia, e non hanno modo di vedere e di capire come vivono il sabato sera. Le famiglie più attente e informate possono avere più strumenti di difesa, ma in molti altri casi non c’è la percezione dei rischi e non si hanno idee chiare sulla diffusione delle sostanze e la facilità con la quale possono essere nella disponibilità dei loro figli». Quello che manca, quindi, «è un’informazione puntuale e costante, non legata all’emergenza del fatto eclatante. Bisogna lavorare tutti insieme: scuola, famiglia, ragazzi e operatori. Solo parlandone si può arrivare alla consapevolezza delle conseguenze legate all’assunzione di sostanze».

Il clamore mediatico di questi giorni, conclude, potrà avere un effetto deterrente per quei ragazzi e ragazze che già mostrano incertezze e timori nell’uso di stupefacenti, «ma non credo che abbia nessuna presa su coloro che praticano lo sballo come abitudine settimanale, per i quali, invece, servirebbe un’attenzione costante».(a.m.)

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