Nella piccola chiesa il ricordo della città
Ieri pomeriggio i funerali dell’ematologo Gianluigi Castoldi Il suo ex allievo: proseguiamo sulla strada che ha tracciato
Gremita ieri pomeriggio la piccola chiesa del Perpetuo Soccorso, a Borgo Punta, per i funerali dell’ematologo Gialuigi Castoldi. Presenti parenti, amici, molti medici e colleghi di lavoro. «Nel brano di S. Paolo - ha detto il parroco, don Lino Faggioli - è scritto che nessuno deve vivere per se stesso; Pierluigi ci ha lasciato un grande esempio d’amore che ha dimostrato durante tutta la sua carriera professionale». Un percorso straordinariamente importante sul piano scientifico, ricordato dal professor Cuneo, suo ex allievo e oggi direttore dello stesso reparto che fu di Castoldi. «Il professore arrivò a Ferrara negli anni ’60 - ha ricordato - dopo essere stato per due anni in Germania e poi in America. Abbiamo conosciuto tutti la sua intelligenza e il suo tratto innovativo, il grande pregio che ebbe di far prevalere la sua figura di uomo su quella dello scienziato. Per questo abbiamo il dovere di proseguire sulla strada da lui tracciata, sempre tenendo presente le necessità del prossimo». Il Castoldi padre è stato invece ricordato dai suoi figli. Elisabetta ha esordito dicendo che inizialmente, per loro bambini, fu una figura enigmatica. «Parlava poco ma non ci sgridava mai. Lo abbiamo conosciuto di più dopo la morte della mamma avvenuta 24 anni fa, quando ci affidò ai nonni. Era un uomo molto colto, recitava poesie in greco, era riservato, ma si informava continuamente sulla nostra vita, i nostri studi e quando 15 anni fa mi sono trasferita in Olanda, mi veniva a trovare regolarmente istaurando anche un ottimo rapporto con il mio professore. D’estate andavamo in vacanza insieme in montagna e sono quelli i momenti più belli che abbiamo vissuto e che mi rimarranno sempre nel cuore». Un ricordo commosso, interrotto dalle lacrime. Piero si è soffermato sul rapporto che Castoldi aveva instaurato con i nipoti ed è riuscito persino a scherzare nel ricordare che, pur rimanendo in giacca e cravatta, assecondava il loro desiderio di giocare una partita a pallone. «I momenti più belli per me - ha concluso - sono state le feste di Natale quando eravamo tutti insieme; mancava solo la mamma ma ora so che saranno insieme per sempre». Nella platea anche Paola Fabris, presidente dell’associazione Ail, e Lino, l’infermiere che prima gli fu vicino in ospedale e poi dopo la pensione, fino all’ultimo respiro. (m.g.)
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