Ecstasy, i controlli saranno potenziati
La decisione dopo la riunione in Prefettura. Famiglie contro la droga: «Chiudere i locali? È Soltanto una scorciatoia»
FERRARA - Intensificare i controlli e le attività di monitoraggio nei locali frequentati dai giovani e in altri luoghi di aggregazione per ragazzi e adolescenti. La riunione che si è tenuta ieri mattina in Prefettura e dedicata al tema della sicurezza era stata programmata da tempo, ma all’indomani della morte di due giovani per ecstasy a Riccione e Messina (un terzo decesso, nel Salento, sembrerebbe da attribuirsi a una cardiopatia congenita) ha assunto una valenza “doppia”. Nel frattempo, infatti, sono arrivate le direttive del Ministero dell’Interno sulla necessità di un “giro di vite” nei controlli (rafforzandosi in sospetto di una partita di ecstasy particolarmente pericolosa), e proprio in osservanza di queste direttive ieri la riunione con i rappresentanti della Prefettura e delle Forze dell’ordine ha assunto la decisione di potenziare l’attività di prevenzione, che sarà organizzata da un apposito tavolo tecnico.
Ben prima di questi giorni e di queste tragedie, interviene il presidente dell’associazione Famiglie Contro la Droga Gabriele Castaldi, molti genitori di ragazzi minorenni si dicono preoccupati per i loro figli e spiazzati di fronte a un pericolo così a portata di mano e a buon prezzo. «Oggi le famiglie sono molto più disorientate e sprovvedute rispetto alla generazione di genitori che ha dovuto affrontare il problema dell’eroina. Ora i ragazzi sono poliassuntori, il mercato è invaso di sostanze e a questo si deve aggiungere il consumo di alcol. Per questo dico che chiudere le discoteche, istituire i Daspo per i pusher o impedirne l’ingresso ai minori sono solo scorciatoie e non soluzioni. La chiusura può servire come azione esemplare, ma non incide realmente sul fenomeno. Il problema comincia ben prima della discoteca, i ragazzi possono procurarsi tranquillamente pasticche e alcolici anche all’esterno. E questi fatti eclatanti sono, purtroppo, la punta dell’iceberg di un fenomeno diffuso». Secondo Castaldi serve prima di tutto una vera opera di sensibilizzazione e educazione. «Si deve agire sulla famiglia. Succede anche che alcuni genitori sono quasi succubi dei figli e ne subiscono le prepotenze, le richieste di denaro. E quando il genitore nega, ci sono spesso i nonni che cedono, magari di nascosto, e in questo modo le possibilità di dialogo e confronto si riducono a zero».
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