«Mille firme per l’ufficio postale»
A Reno Centese l’assemblea col sindaco Lodi: andrò a Roma per consegnare la petizione
RENO CENTESE. Intensificare le azioni di pressione contro Poste Italiane per evitare che metta in atto il proposito, ufficializzato recentemente, di chiudere l'Ufficio Postale in paese.
Nell'assemblea dell'altra sera, presso la sala polivalente del campo sportivo, è apparso chiaro che cittadini e Comune lotteranno fino alla strenuo per evitare la chiusura dell'ufficio postale.
Dopo la lettere di diffida, contro la chiusura, che il sindaco Piero Lodi ha inviato a Poste Italiane, l'incontro alla presenza di una cinquantina di persone si era reso necessario anche per fare il punto della situazione. Ai presenti è stato spiegato il coinvolgimento, e i contatti avuti, con i parlamentari della circoscrizione e con l'assessore regionale preposto per avere un sostegno e aumentare la forza per far pressione su Poste Italiane. «Eravamo riusciti - ha dunque spiegato il sindaco Lodi - a far inserire dai nostri parlamentari un emendamento al dl 78, quello degli enti locali, che chiedeva di sospendere nelle zone terremotate la chiusura degli uffici postali. La Ragioneria dello Stato aveva dato parere favorevole; poi, purtroppo, causa il numero altissimo di emendamenti presentati siamo finiti tra quelli stralciati e non è stato discusso nell'aula del Senato. Siamo fermamente decisi a riproporlo seguendo un altro percorso».
Molti mormorii in sala verso Poste Italiane colpevole, tra le altre cose, di aver annunciato la chiusura senza nessuna concertazione con il Comune, o altri enti pubblici, e di aver rigettato anche l'offerta del Comune di spostare l'ufficio presso la scuola materna. Proposta che avrebbe comportato una riduzione dei costi di gestione per Poste Italiane.
«Il nostro obiettivo - ha continuato il sindaco Lodi - è ora quello di riuscire a far slittare, in avanti, i tempi previsti per la chiusura dell'ufficio postale. Non c'è redittività del servizio, questa è la motivazione adottata per la chiusura. Vale a dire che Poste Italiane guarda solo ai clienti, quelli che fanno investimenti in titoli, e non si cura dei disagi che subiscono gli utenti che in gran numero sono pensionati. Per farli recedere da questa decisone dobbiamo ribadire, con forza, di essere terremotati e non si può togliere un servizio a chi, faticosamente, sta cercando - ha detto ancora Lodi - di rialzarsi e guarire dalle ferite causate dal sisma».
Subito dopo Ferragosto il sindaco, accompagnato dal deputato pd Alessandro Bratti, si recherà a Roma per consegnare a Poste Italiane la petizione raccolta in paese. «Sono 1.021 firme - ha precisato Virgilia Mazzuoccolo presidente della consulta - raccolte mobilitando la comunità e le attività commerciali». A conferma che nessuno vuole mollare è già stato stabilito, per fine mese, anche un altro incontro per studiare nuove forme e strategie da mettere in atto in modo da agire come pungolo, continuo e costante, verso Poste Italiane fino a far capire che deve rinunciare alla sua decisione di chiudere l'ufficio postale.
Giuliano Barbieri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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