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Così la ferraresità si è ristretta

di Gian Pietro Zerbini
Così la ferraresità si è ristretta

La Fondazione Carife valuta la consistenza della presenza locale nella futura banca gestita dal Fitd

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L’assemblea dei soci della Cassa di Risparmio di Ferrara dello scorso 30 luglio ha dato il definitivo via libera al progetto di risanamento dei commissari Blandini e Capitanio che prevede l’arrivo salvifico della Fondo interbancario per la tutela dei depositi. Ma quella votazione a larga maggioranza ha sancito di fatto anche la perdita dell’autonomia ferrarese nella banca della città, dopo 177 anni di storia. In particolare un dato evidente salta agli occhi. La Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara dalla sua nascita nel 1992 è sempre stato l’azionista di maggioranza della Carife prima con una quota del 66,7% (i due terzi del pacchetto azionario) per poi passare negli ultimi anni a un più ridotto 54,3% (ma sempre maggioranza assoluta delle quote). Con l’ingresso del Fitd che versa 300 milioni e la nuova capitalizzazione, il pacchetto azionario della Fondazione Carife scende drasticamente al 2%. Sorge quindi più di un dubbio sull’effettiva capacità decisionale ferrarese nelle future scelte strategiche sia del nuovo consiglio di amministrazione, espressione del Fitd, che nel successivo passaggio a un nuovo e più consistente gruppo bancario. La Fondazione Carife, di fatto padrona assoluta per oltre vent’anni della banca, si trova quindi in una situazione davvero delicato. È in gioco la sua stessa esistenza. Un’ente che, è doveroso ricordare, in questi anni ha contribuito in maniera importante a finanziare vari settori, dalla cultura allo sport, dalla scienza al sociale, con un’erogazione media per anno di circa 7 milioni. Oltre alla perdita dell’autonomia della banca, la città vede seriamente compromesso anche questo utile sostegno economico.

Che ne sarà quindi della ferraresità della banca? E di conseguenza che ne sarà della Fondazione Carife?

Abbiamo girato la domanda a Riccardo Maiarelli, battagliero presidente dell’ente di via Cairoli, che ha ereditato una situazione davvero precaria visto che la Fondazione da sei anni non percepisce più dividenti per via dei mancati utili della banca.

«È ancora molto presto per parlare del futuro ruolo della Fondazione - dichiara Maiarelli - adesso è Ferragosto, stiamo fermi, a settembre cominceremo a parlarne anche con l’arrivo del nuovo consiglio di amministrazione. Ovviamente dopo l’ultima assemblea dei soci nulla sarà più come prima sul discorso ferraresità. Valuteremo nel tempo il ruolo e il peso della Fondazione nel futuro assetto bancario, ma al momento non abbiamo alcuna intenzione di mollare, l’obiettivo è continuare anche se il peso non può che essere ridimensionato. Molto è legato anche alle decisioni degli azionisti della banca» .

Si prospetta quindi il classico autunno caldo per la Carife, con più fronti aperti e non pochi interrogativi. Alla domanda se conta di entrare come rappresentante della quota ferrarese nel prossimo consiglio di amministrazione scelto dal Fitd vincendo il derby con Cesare Capatti, il presidente Maiarelli glissa abilmente, rimandando anche questo punto al prossimo settembre quando inizierà la partita vera della Nuova Carife. Una cosa è certa però, con la salvezza della banca, la ferraresità è stata molto, ma molto ridimensionata.

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