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Speed check a Ferrara, per il Comune è tutto regolare

Speed check a Ferrara, per il Comune è tutto regolare

Palazzo municipale annuncia una ventina di rilevatori di velocità attorno alla città. Sono già operativi in molte altre province. A Bolzano 400 multe in due mesi. Proteste sul web

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FERRARA. Il Comune di Ferrara annuncia l’installazione di una ventina di “speed check”, rilevatori della velocità, nei centri abitati attorno alla città e su Facebook si scatena la reazione dei lettori. Che però non è a senso unico, come si potrebbe immaginare. Accanto a chi la considera l’ennesima trovata per «rapinare i cittadini» e per «tirar su una barca di soldi» c’è chi suggerisce il luogo dove piazzare il marchingegno: «Speriamo che ne mettano uno in Fondo Reno, su quella strada le automobili vanno troppo veloci». C’è da scommettere, quindi, che se e quando l’appalto andrà in porto e arriveranno le prime sanzioni i ricorsi e le polemiche non si faranno attendere.

I precursori. Da tre o quattro anni la levata di scudi è una costante nelle città dove la polizia municipale ha annunciato o avviato l’utilizzo degli speed check. E sono arrivate anche le sanzioni. Il quotidiano Alto Adige ha calcolato che a Bolzano tra marzo e aprile 2015 le colonnine anti-velocità hanno inflitto più di 400 contravvenzioni e controllato il transito di più di 18mila veicoli. In due casi è scattata la multa di 530 euro e la decurtazione di 6 punti dalla patente. A Perugia, a maggio, il Corriere dell’Umbria, stimava una ventina di multe in tre settimane di utilizzo dei nuovi impianti. A Rossiglione, comune della città metropolitana di Genova, la polizia municipale sul sito istituzionale ha caricato un avviso che, «in relazione alle svariate discussioni, commenti, pareri più o meno autorevoli, opinioni ecc.» sull’uso dei nuovi dispositivi, precisava nel 2013: «Il Codice della strada non disciplina la fattispecie e pertanto tale contenitore non può essere oggetto di alcuna omologazione da parte del Ministero competente» sottolineando che «gli accertamenti e le relative sanzioni (un centinaio partendo da fine luglio a fine ottobre) sono stati effettuati attenendosi scrupolosamente a quanto previsto dalla normativa (postazione presegnalata con idonei cartelli, ben visibile dato appunto il colore e la forma della colonnina, apparecchiatura autovelox omologata, tarata e sorvegliata nel corretto funzionamento da uno o più operatori di polizia locale)».

E’ la stessa posizione sostenuta dal Comune di Ferrara che ieri, di fronte ad una storia che ha già vissuto diverse stagioni sul web e in risposta ai dubbi sollevati sulla correttezza dell’impiego di questi strumenti, spiegava per bocca dell’assessore alla mobilità Aldo Modonesi che «la polizia municipale, nel percorso che ha portato all’avvio di questa procedura (l’appalto per selezionare il fornitore degli apparecchi viene assegnato con gara pubblica), ha già svolto tutti gli accertamenti necessari. I rilevatori saranno utilizzati secondo le prescrizioni di legge». La conferma tecnica arriva dal comandate della polizia municipale, Laura Trentini, che di fronte alle osservazioni che da anni su affacciano in rete ribatte: «È tutto regolare: l’eventuale sanzione potrà essere elevata solo in una postazione presidiata da una pattuglia».

La sorpresa a casa. La multa, in caso di superamento dei limiti di velocità, non sarà inflitta immediatamente con la fermata del veicolo sul posto. Arriverà dopo, a casa o in ufficio per posta. Si potrebbe ribattere: «Chi garantirà allora, settimane dopo la rilevazione, che la pattuglia fosse veramente sul posto indicato quando è stata accertata la violazione?». Ma la questione vera è legata a un altro aspetto. Il Ministero dei Trasporti avrebbe infatti usato una certa cautela, in un paio di circolari spesso citate sul web, sull’impiego di queste apparecchiature che dovrebbero essere collocate in luoghi sicuri e non essere di ostacolo alla viabilità, inoltre non sarebbero omologate.

Sicuramente l’omologazione è necessaria per gli autovelox (i dispositivi che rilevano effettivamente la velocità e sono trasferibili da una postazione all’altra) installati di volta in volta all’interno delle colonnine: devono essere segnalati da appositi cartelli, se in funzione, ed essere affiancati da una pattuglia della polizia municipale o stradale per essere utilizzati in modo corretto (quelli fissi sono autorizzati solo su alcune strade). Da quando le circolari del ministero sarebbero state emanate sono passati anni e nel frattempo molti Comuni si sono attrezzati installando decine di speed check sui circuiti stradali cittadini.

Il limite dei 50 km/h. I box, di solito arancioni, comparsi ai lati delle strade restano lì anche se sul web sono reperibili pareri di avvocati che invitato i cittadini a non pagare le multe. A Ferrara, ha spiegato l’assessore Aldo Modonesi, «gli speed check saranno installati nei centri abitati in corrispondenza di strade ad alta percorrenza extraurbana, quelle con il nome di località. La funzione di questi apparecchi è duplice, sia sanzionatoria che di deterrenza - ha precisato l’assessore - con l’obiettivo naturalmente di far rispettare i 50 chilometri orari».

Con una ventina di colonnine in più nella cintura urbana per gli automobilisti sarà “rischiosissimo” tenere per troppo tempo lontano il piede dal freno e lo sguardo dal tachimetro. Anche perché frenare all’improvviso, in una zona di traffico intenso, dopo aver avvistato uno speed check potrebbe ridurre sì il rischio di incorrere in multe ma potrebbe fare aumentare quello di provocare un incidente.

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