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Ecco la Ferrara ancora inagibile

di Gian Pietro Zerbini
Ecco la Ferrara ancora inagibile

Il punto sugli edifici lesionati a tre anni e tre mesi dal sisma Aperture parziali e tempi lunghi per il definitivo recupero

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Sono passati 3 anni e 3 mesi dal terremoto che ha causato tantissimi danni alla città di Ferrara. Molto è stato fatto in termini di ricostruzione e ristrutturazione, ma c'è ancora tanto da fare e andando ad analizzare alcune situazioni precarie, ci vorranno ancora alcuni anni prima di far tornare Ferrara alla normalità. La cosa positiva è stata un'immediata presa di coscienza della realtà, l'esame immediato di una situazione grave, con una priorità di interventi da fare. Non si è aspettato - come spesso accade - l'aiuto tardivo dello Stato, ma ci si è rimboccati le maniche per iniziare il difficile processo di ricostruzione. C'è stato un lento e costante processo di avvicinamento alla normalità dopo un fatto sconvolgente, ma purtroppo i danni sono stati così rilevanti che ancora molte strutture pubbliche non sono agibili.

Ci sono ancora numerose ferite aperte come testimoniano le ampie crepe murarie visibili in alcuni palazzi e chiese della città e anche altre ferite ormai cicatrizzate ma che portano ancora i segni dei cerotti come gli splendidi affreschi del Castello. Nonostante una corsa contro il tempo per sanare e arginare le situazioni più urgenti e delicate, Ferrara si trova ancora con molti luoghi chiusi e inagibili, ma già sul finire dell’anno e all’inizio del 2016 sono previsti l’avvio di numerosi cantieri. In questi anni sono stati dapprima messi in sicurezza gli edifici più lesionati e poi preparati i piani per il recupero. Ovviamente ad essere maggiormente danneggiati sono stati gli edifici storici, alcuni dei quali, come Castello Estense, Palazzo Ducale e Duomo, hanno sopportato il secondo grosso terremoto dopo quello più devastante per gli effetti nel novembre del 1570. Dopo la prima fase terminata lo scorso anno, da alcuni mesi è in pieno svolgimento la fase due, con alcuni progetti presentati che sono stati approvati e finanziati dalla regione pronti per essere cantierati. Come ha recentemente detto l’assessore Aldo Modonesi, il conto del terremoto per il solo Comune di Ferrara ha già un prezzo altissimo con quasi 80 milioni di euro per interventi su edifici lesionati, per assistenza a persone rimaste senza casa e per programmi di ristrutturazione complessiva. A questi vanno aggiunti gli altri enti a cominciare dalla Provincia, impegnata nel complesso lavoro di restauro del Castello Estense per oltre 6 milioni euro, la diocesi che ha ancora quasi cinquanta chiese diocesane ancora inagibili, l’Università che si è vista privata di buona parte degli uffici del rettorato di via Savonarola. Ci sono strutture che sono ancora in alto mare ed è impensabile al momento preventivare il ritorno all'agibilità. Palazzo Massari ha bisogno di cure importanti per tornare ad essere almeno anche parzialmente (forse nel 2018) nuovamente la sede dei tre musei dell'arte moderna ferrarese (Ottocento, Boldini e De Pisis). La prossima primavera dovrebbe partire anche il progetto per recuperare l'ala trecentesca di palazzo Schifanoia. Ritocchi invece a Palazzo Diamanti per l'apertura completa della Pinacoteca, attualmente inagibile in tre sale. Un triennio per ultimare il restauro di Palazzo Borghi, sede dell'Archivio di Stato. Almeno due anni anche per il pieno recupero della zona universitaria di via Savonarola con in primis il rettorato di Palazzo Renata di Francia.

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