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LA VACANZA

Hai visto il mare? Oggi è bellino

Hai visto il mare? Oggi è bellino

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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Una scalognata congiuntura degli Elementi si è accanita sulla troppo lunga costa comacchiese. Sul troppo articolato territorio di Comacchio, anticamente gracidante come un anfibio, che ora per tre mesi diventa formicaio metropolitano e quindi ingovernabile. Fato, superstizione, limiti umani. Il Lido di Volano, quello delle Nazioni, i Lidi di Pomposa e Scacchi, quindi Porto Garibaldi, il Lido degli Estensi e infine Spina più che mai quest’anno, alla soglia di Ferragosto, hanno appunto conosciuto la congiuntura degli Elementi che per l’antica ripartizione alchemica sono quattro: Terra, Aria, Fuoco, Acqua. Cinque per quella contemporanea.

Piglio questa via – non ortodossa – per spiegare come, insieme, essi hanno contribuito al nostro fastidio in spiaggia, alle nostre notti insonni nel bilocale con giardinetto e barbecue, al nostro meditare su quest’angolo di Ferrarese incerto fra le Romagne e le estensioni deltizie venete.

TERRA. Il primo elemento è stato il supporto dell’infinito incendio che alle spalle di Comacchio si è mangiato 36 ettari di incolto. Di preziosa zona di ripopolamento dell’avifauna selvatica, dentro la Valle del Mezzano, comune di Ostellato. Per una decina di giorni è combusta la torba che là corrisponde alla cotica antica e non ancora fossile della campagna. Per avere ragione del braciere sotterraneo è stato necessario annegare la terra, farla tornare a quella che era: sommersa. Il piacere dei volatili è stato immenso. Sono tornati a nuotare, beccare, planare, dormire. Hanno ripreso casa nell’ex steppa gialla e nera del Mezzano, strada Mondo Nuovo, che col nome dà un’idea della colonizzazione aritmetica delle immisurabili colture di pomodori. L’arcaica laguna si è trasformata in sugo, passata, pelati. La terra (quella originaria) pretende una convivenza sicura con l’agricoltura, e poi con le disattenzioni e le dimenticanze degli umani. Basta un mozzicone per incenerire anni di lavoro della Natura.

ARIA. Va dove vuole, e dei confini se ne frega. Così il fumo dell’incendio della torba è passato dalla giurisdizione di Ostellato in quella di Comacchio, sempre di notte, in sella alla brezza che dalla terra spira verso la costa. Ammorbati i nasi, le gole e gli occhi di migliaia di villeggianti, già alle prese con i proverbiali safari contro le zanzare autoctone. La complicanza notturna e la novità delle esalazioni hanno messo in moto un convoglio di ipotesi: non è solo torba, qualcuno ne profitta e brucia pneumatici, c’è dell’altro sotto la torba, che roba è? fa male? che cosa abbiamo respirato? Questi pensieri in vacanza non sono un piacevole svago.

FUOCO. Brucia. L’immaginario collettivo, che mette insieme la combustione della torba nell’immediato entroterra col mese del Solleone confermato da temperature tenaci, brucia. E’ convinto di trovarsi dentro un grill. Noi come spiedini. Dovevate sentirle le discussioni sotto gli ombrelloni sulla torba che brucia o non può bruciare, su chi e come ha appiccato le fiamme, perché la combustione è sotterranea. La fantasticazione è stata larga, ogni tanto extraterrestre, considerando anche che Ostellato è un altro pianeta per chi trascorre le vacanze sulla fettuccina grigio-verde della costa. Per chi non ha la percezione dell’immenso corpo orizzontale delle ex Valli di Comacchio che in pieno ventre hanno subìto un’ustione di terzo grado.

ACQUA. E’ l’elemento non comprimibile. Eppure ce l’hanno messa tutta per governarla, restringerla, addomesticarla. Quella salata e quella dolce. La prima, che è il mare, è indomabile e da sempre erode pezzi di spiaggia. Il sabbiodotto gli fa il solletico, ed è tutto un cava e metti. La seconda attraverso il dedalo dei canali porta nell’Adriatico tutto il trasportabile da chissà dove. Hanno un bel da brigare, quindi, i tecnici locali e quelli britannici arruolati da Comacchio per individuare le sorgenti degli inquinanti che sfociando a Porto Garibaldi incappano nel punto di prelievo regionale, con lo spauracchio del divieto di balneazione. Ma se l’acqua è libera dall’enterococco ed è bellina (mai una volta che le signore in costume intero e l’alluce valgo sul bagnasciuga dicano che è bella) rischia il deficit di ossigeno. Troppo caldo e niente onde. Muoiono i cannolicchi, il pesce, le vongole. Quasi nessuno medita che le sagome a nord, in mezzo all’Adriatico, non sono l’esito della morgana, cioè miraggi marittimi, ma l’arginatura del Po di Volano. Qui c’è un Po di mare. Il Po, reduce dal transito per l’intera Valpadana, è lì che esce, immenso, saturo, esausto. Non può essere bellino.

POLITICA. E’ il quinto elemento aggiuntivo. Mi vien da scrivere che non esiste, ma farei un torto a chi amministra Comacchio. Non tanto nella sostanza (cose egregie o cose criticabili). Ma per la sua solitudine colposa o indotta. Cerco un modo più svelto per spiegarmi: Comacchio può fare i salti mortali per governare il territorio, ma è solo. Questo territorio è incerto fra la Natura e l’artificiale, ed è così complesso, espanso, edificato in modo inaudito, da essere in larga parte compromesso e fragilissimo. Poi è assediato su due fianchi: da un Po di mare che è incomprimibile; dalle spalle da dove stanno altri confini e governi. Ecco, l’avversione dei quattro Elementi può essere affrontata solo dal quinto, la politica, con la gestione dell’intero quadrante con buona volontà di tutti i sindaci, della Provincia, della Regione, del Parco, degli imprenditori, degli operatori. Sarebbe bellino.

s.scansani@lanuovaferrara.it

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