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Blanzieri: la mobilità del personale? Deve essere volontaria

Gioele Caccia
Blanzieri: la mobilità del personale? Deve essere volontaria

Il neo-segretario della Fp-Cgil regionale sui nodi legati alla riorganizzazione sanitaria e all’integrazione Asl- Sant’Anna

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FERRARA. Da quando ha assunto l’incarico di segretario regionale della Fp-Cgil è uno dei tanti “pendolari” che fanno la spola tra Ferrara e Bologna. Marco Blanzieri, 46 anni, ha iniziato a muovere i primi passi nella sanità come infermiere professionale quando l’ospedale Sant’Anna aveva ancora sede a Ferrara.

Col sindacato ha iniziato a prendere confidenza nel 2006, nel 2009 è entrato in segreteria e da segretario provinciale della Fp-Cgil ha seguito da vicino le numerose riorganizzazioni della sanità ferrarese. Il salto a Bologna il 2 luglio scorso da dove per qualche settimana seguirà anche Ferrara. «Qui lascerò un gruppo di persone giovani, con un età media di 35 anni, una parità di genere che conferma l’importanza della componente femminile nel nostro sindacato e un rapporto forte col mondo della produzione, legame che il sindacato non deve mai dimenticare», annuncia Blanzieri.

Nella sanità ferrarese negli ultimi 2-3 anni sono cambiate molte cose. Qual è il quadro che si scorge dal suo osservatorio regionale?

«Nell’ultima Conferenza socio-sanitaria provinciale sono tornati a circolare numeri che, nonostante i ripetuti interventi di riordino già attuati, indicano che il costo medio pro-capite del sistema sanitario regionale per ogni cittadino ferrarese resta superiore di 174 euro rispetto a quello medio calcolato in Emilia Romagna. Ci piacerebbe capire quanto incide su quei 174 euro a testa il contratto di project financing, stipulato a suo tempo e da anni operativo, che ha consentito di reperire i fondi per completare l’ospedale di Cona».

E una volta calcolato il valore?

«Noi non crediamo che quel costo debba gravare sulla spalle dei cittadini ferraresi, che quel contratto non l’hanno chiesto. Ci rimetterebbero in termini di servizi e di personale, senza dimenticare il riflesso sull’università. In pochi anni in provincia nella sanità sono spariti 300 posti di lavoro. Forse non sarebbe sbagliato che il costo di quel contratto se lo assumesse in carico la Regione. Su questo aspetto occorre iniziare a riflettere sul serio».

Dall’1 marzo scorso Asl e Sant’Anna sono retti da due nuovi direttori generali. Il dopo-Cona è ormai entrato in una fase avanzata.

«Devo dire che rispetto alle iniziali dichiarazioni fatte dai direttori qualche scelta ci ha lasciato perplessi. L’idea di ridurre l’apparato amministrativo delle due aziende ad esempio, si è scontrata con la nomina di tre dirigenti aggiuntivi (bilancio Asl, dipartimenti amministrativi Cona, integrazione interaziendale), una opzione che è consentita dalla legge ma va nel senso opposto rispetto alle promesse. C’è poi l’intenzione di procedere verso una gestione unitaria delle due aziende, anche se non potranno essere accorpate. In questa prospettiva vogliamo che si apra una fase di contrattazione locale che affronti anche i diversi aspetti normativi perché oggi ogni azienda ha le “sue” regole».

Si parla sempre più di mobilità fra le due aziende.

«Questo è un punto importantissimo. Ci opporremo a qualsiasi tentativo di avviare una gestione selvaggia del personale. Gli eventuali trasferimenti dovranno essere gestiti con accordi sindacali e su base volontaria».

La Regione intanto continua a chiedere la liberazione degli spazi occupati al S. Camillo di Comacc hio.

«Quell’ospedale non deve essere chiuso, bisogna tornare a investire. Mancano alcuni servizi importanti: il dipartimento sanità pubblica, la pediatria di comunità. Ma è tutto il comprensorio del basso ferrarese che è in sofferenza. L’ospedale del Delta è alle prese da mesi con una situazione di iperafflusso. Questi sono nodi che dovranno essere sciolti. L’ospedale del Delta è una struttura strategica nella rete locale della sanità».

Intanto sulle liste d’attesa negli ultimi mesi qualche risultato positivo sembra raggiunto.

«La Regione ha deciso di continuare a iniettare risorse per ridurre i tempi. È vero che esiste un problema di appropriatezza e che non si risolvono tutti i problemi aumentando l’offerta. C’è una questione su cui la Regione sta iniziando a muoversi e su cui sta intervenendo anche Ferrara: le prestazioni erogate in libera professione. Da tempo chiediamo che i tempi tra prestazioni istituzionali e in libera professione non siano differenziati».

Al Sant’Anna hanno annunciato interventi, dicono che in alcune specialità c’è stato un calo di professionisti.

«Da quanto sappiamo al S. Anna c’è anche un problema di corrispondenza tra la codifica dei pacchetti di prestazioni, che è stata definita “personalizzata”, e il nomenclatore del tariffario regionale a cui deve essere uniformata. Inoltre chiediamo che tutte le prestazioni in libera professionale siano inserite in agenda Cup».

Le Regioni hanno approvato un taglio alla spesa sanitaria di oltre due miliardi e quasi 200 milioni toccheranno all’Emilia Romagna.

«Tra i punti c’è la possibilità di ridurre del 5% la spesa per i contratti per beni e servizi. Perché non cominciare dal project financing di Cona mantenendo però alta l’attenzione sui diritti dei lavoratori del settore privato che non debbono risentire del taglio?».

 

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