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Ferrara, due anni di sagre per pagare le multe

Alessandra Mura
Ferrara, due anni di sagre per pagare le multe

Cattabriga: «Un pool di esperti per assistere i volontari. Ma alla fine di questa storia molti responsabili lasceranno»

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FERRARA. Più che di volontari, le sagre avrebbero bisogno di ragionieri e commercialisti. A loro volta in difficoltà, non di rado, a orientarsi tra regole, integrazioni e interpretazioni della labirintica normativa fiscale italiana. Lo hanno capito a loro spese gli organizzatori di diverse sagre provinciali che, “catturati” dalla rete dell’Agenzia delle Entrate immersa a cinque anni di profondità (tale è il periodo contemplato dai controlli) si sono visti recapitare sanzioni pesanti (in qualche caso da capogiro) per errori compiuti e perseverati inconsapevolmente.

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«Sono stati concordati piani di rientro di due anni per estinguere le pendenze fiscali - spiega il presidente dell’Associazione Sagre e Dintorni Loris Cattabriga - Ma al termine di questo periodo molti responsabili si ritireranno. Da persone corrette quali sono, resteranno il tempo necessario per ripianare ogni cosa, ma lezioni del genere lasciano così tanto l’amaro in bocca che non è da biasimare chi, dopo aver impiegato tempo e risorse e averci messo del suo, arriva a chiedersi “Ma chi me lo fa fare?”»

La vicenda ha comunque messo in evidenza un dato incontestabile: organizzare una sagra comporta ormai un bagaglio di competenze tecniche da rendere necessaria di una vera e propria formazione. A questo proposito, continua Cattabriga «ci stiamo attrezzando per far sì che i volontari siano maggiormente informati. Il problema è che le sagre sono curate da associazioni e sodalizi che fanno parte di un mondo variegato: ci sono le parrocchie, le Pro Loco, le società sportive e ognuna rientra in una tipologia diversa anche dal punto di vista fiscale».

Perdere l’orientamento, in un campo a tratti ostico anche a professionisti della materia, è un attimo: «I pensionati e i volontari si sono trovati spiazzati e gli sbagli contestati sono stati compiuti in buona fede, tanto più che le somme richieste dal fisco non sono finite nelle tasche di nessuno, ma sono state reinvestite in attività sociali per il territorio. Per questo ci stiamo muovendo per mettere insieme un pool di esperti che possa assistere e consigliare gli organizzatori delle sagre nel disbrigo delle pratiche amministrative e fiscali».

Al tempo stesso, conclude Cattabriga, il trattamento riservato alle sagre ha comunque peccato di miopia e mancanza di buonsenso: «C’è un aspetto che non è stato minimamente considerato, ovvero che le sagre svolgono un’importante funzione sociale e di aggregazione del territorio. Ci sono manifestazioni che hanno permesso di tenere aperte delle scuole, grazie alle sagre è possibile investire risorse in attività ricreative e assistenziali fondamentali per una comunità. Ripeto: le somme contestate non hanno arricchito nessuno, se non il territorio. Per questo forse sarebbe stato giusto avere un occhio meno freddo e burocratico, e un po’ più di buonsenso».

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