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Ferrara, cento docenti restano precari

Stefano Ciervo
Ferrara, cento docenti restano precari

La scuola e le assunzioni contestate. «Assisto il papà disabile», «ho marito e bimba alle elementari»: il dilemma di chi doveva scegliere il posto lontano da casa

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FERRARA. All’inizio della tornata di assunzioni della Buona Scuola, che è arrivata ormai alla terza fase, erano circa 600 gli insegnanti ferraresi precari. Numeri a livello provinciale non ce ne sono, ma considerato che le domande per candidarsi a un posto in una qualsiasi delle province italiane tranne la nostra, a livello regionale sono stati 3.700, e che la sospirata assunzione in una scuola ferrarese l’hanno ottenuta con le fasi 0 e A solo in 187 (tra i quali 57 nel sostegno), la ‘scelta’ di restare precario l’hanno fatta oltre un centinaio di potenziali assunti.

«Ma non parliamo di scelta, chi non è entrato in ruolo con le prime due fasi e ha deciso di non presentare domanda per un posto a livello nazionale è stato costretto a rischiare anche il licenziamento - s’indigna Maria Gaiani, segretaria del sindacato autonomo Snals - Abbiamo svolto nei giorni scorsi decine di colloqui d’informazione e orientamento, e devo dire che sono stati i momenti più difficili della mia carriera ventennale di sindacalista. I colleghi affidavano a noi la loro vita, chiedendo “cosa devo fare”, visto che se presentavano domanda potevano finire a 700 chilometri da casa, per uno stipendio che va da 1.100 a 1.300 euro. E quando ti si presenta un’insegnante prima delle non scelte nella graduatoria del ’90, con un marito e una figlia che frequenta le elementari, davvero non sai cosa consigliare».

Di storie come queste ne raccontano diverse, i sindacalisti della scuola, «a me è capitato un collega sulla quarantina, figlio unico senza più madre ma con il padre disabile da assistere, che mi diceva: non posso nè abbandonarlo nè portarlo con me, e aveva ragione - racconta Alessandra Zangheratti (Cisl scuola) - Noi abbiamo spiegato chiaramente che le prospettive per chi resta precario non sono rosee, poiché le supplenze saranno sempre meno e tra 36 mesi non ci sarà più nemmeno il titolo, quindi si esce dalla scuola pubblica. Stimiamo comunque che il 30% degli aventi diritto abbiano rinunciato alla domanda».

Tra questi ultimi vi è, probabilmente, il folto gruppo dei ‘già trasferiti’, «pensate al paradosso, mi ha raccontato più di un docente, dieci anni fa scelsi di spostarmi a Ferrara - è la testimonianza di Hania Cattani (Flc Cgil ) - e mi sono costruita una vita qui, e adesso mi chiedono di nuovo di trasferirmi. È un brutto modo di fare le assunzioni, costringe le persone a fare scelte fondamentali al buio, anche perché non è chiaro cosa succederà con la fase C, quella degli organici di potenziamento, cioè le attuali supplenze».

Per il momento si sa che nel 2015-16 resteranno le vecchie supplenze, e quindi i meglio piazzati in graduatoria potranno comunque rinviare al settembre 2016 il trasloco, e nel frattempo sperare, con la richiesta immediata di trasferimento, di occupare i posti ferraresi della fase B che si libereranno nel frattempo con le richieste di cambio sede incrociati. Per questo motivo si attendono con ansia i dati sui posti B della provincia, che non dovrebbero essere però tantissimi: 19 per il sostegno alla primaria, ad esempio.

Chi non ottiene la supplenza annuale, però, “rischia” la chiamata a centinaia di chilometri da casa anche durante l’anno in corso. Senza considerare che le prossime assunzioni, quando si faranno, dipenderanno per il 50% dai nuovi concorsi, quindi i precari che rimangono tali dovranno rimettersi in gioco.

La propria sorte le centinaia di docenti che hanno accettato la ‘lotteria’ nazionale la conosceranno entro il 15 settembre, con la proposta di cattedra che arriverà via mail. Entro l’8 settembre sarà invece composto l’organico di fatto, a meno di una settimana dall’inizio delle lezioni. «L’Ufficio scolastico provinciale ha lavorato molto bene, riuscendo a rispettare i tempi senza particolari problemi nonostante le indicazioni anche contradditorie del ministero - è il riconoscimento di Gaiani - Sono stati assegnati anche i 40 posti sisma». Una preoccupazione sui tempi la nutre invece Cattani, e riguarda «il personale di completamento Ata: tutto tace, c’è il rischio di assunzioni con contratti nemmeno fino alla fine dell’anno scolastico per un numero elevato di addetti».

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