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Ferrara: «Lavoro nero anche nei nostri campi»

di Gian Pietro Zerbini
Ferrara: «Lavoro nero anche nei nostri campi»

La denuncia di Cavallini (Uila-Uil). La crisi negli ultimi anni ha accentuato il fenomeno. Critiche all’uso di voucher, «strumento che offre regolarità apparente»

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FERRARA. Il lavoro nero in agricoltura è presente anche a Ferrara. Magari in maniera minore rispetto ad altre realtà, ma è un malcostume che non va sottovalutato.

Lo sanno bene le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali che insieme hanno promosso azioni per contrastare il fenomeno dell’abusivismo in agricoltura e del caporalato anche nelle nostre campagne.

L’episodio della recente morte di una bracciante non solo ha destato sdegno e impressione, ma ha focalizzato l’attenzione su una piaga sociale del lavoro manuale sottopagato che sembrava superata già nel Novecento. Senza dubbio la crisi di questi ultimi anni ha accentuato in agricoltura il lavoro nero, come conferma il segretario provinciale dei lavoratori agricoli della Uil, Mirko Cavallini.

«Abbiamo monitorato la situazione – dichiara il sindacalista della Uila-Uil - sicuramente il fenomeno del lavoro nero è presente anche a Ferrara in varie tipologie, anche attraverso l’utilizzo fuorviante dei voucher, uno strumento che offre una sorte di regolarità contributiva apparente, ma non permette di verificare le reali giornate lavorative e la tariffa applicate. Si è in regola perché è stata fatta una denuncia all’Inps sull’attività svolta, ma a meno di continui controlli da parte dell’ispettorato del lavoro, non si è in grado di stabilire le effettive giornate lavorative e la remunerazione».

Un altro fenomeno che genera lavoro nero nelle campagne è l’abuso degli appalti, un utilizzo quindi non corretto di questo strumento legale.

«Abbiamo attuato – spiega Cavallini - come organizzazioni sindacali, congiuntamente alle associazioni datoriali, e di questo bisogna dargliene merito, alcune procedure che servono per contrastare il lavoro nero. È nell’interesse delle aziende che si lavori in regola, anche per abbattere la concorrenza sleale. È stato così deciso di fare un avviso comune in modo da imporre a tutte le aziende di comunicare all’osservatorio provinciale unico dell’agricoltura l’inizio dell’attività con appalto, comunicando tipologia contrattuale, aziende interessata, lavoratori coinvolti, per contrastare in maniera più efficace l’abuso dello strumento dell’appalto irregolare tramite interposizione di manodopera».

Con l’appalto si chiama un’azienda esterna a svolgere all’attività agricola, che però non è il contoterzismo. Il problema secondo i sindacati sorge quando non si conoscono le persone che vengono a lavorare, nè da dove vengono, nè tantomeno la tariffa oraria con la quale vengono remunerate per l’opera agricola svolta.

«La situazione di crisi economica degli ultimi anni - sottolinea ancora Cavallini - ha favorito il caporalato, che resiste anche se in maniera non preponderante. Quando un’azienda che vede i prezzi della frutta ai minimi termini, come lo scorso anno il caso delle pere al prezzo di 38 centesimi al chilo, si trova a dover scegliere tra una manodopera a 8 euro all’ora e una abusiva a 4 euro, è tentata erroneamente a scegliere l’ultima opzione, con ripercussioni poi che si riflettono anche nell’anno successivo. Così anche da provocare una destabilizzazione del mercato del lavoro e della buona agricoltura».

A questo proposito sarà molto importante il rinnovo del contratto provinciale del lavoro agricolo a Ferrara.

«Non sarà una trattativa facile - conclude il segretario provinciale della Uila-Uil - proprio perché ci troviamo in un momento molto complicato per il Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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