Voucher e appalti, ecco cosa favorisce il lavoro nero
Molti lavoratori vengono lasciati nella fascia minima percependo i compensi più bassi (7 euro lordi all’ora)
FERRARA
La piaga del lavoro nero nell’agricoltura ferrarese è reale e ha forme diverse, spesso subdole. Si parte da irregolarità vere e proprie, con pagamenti in nero al 100%, a metodi a volte più sofisticati, come l’acquisto di voucher che in qualche modo danno una parvenza di regolarità ma possono essere usati, se non sottoposti a costanti controlli, in maniera impropria. Si calcola che mediamente in un anno sono circa 320mila gli euro che le aziende agricole ferraresi versano all’Inps per acquistare voucher utili a pagare un dipendente occasionale. La tassazione è al 25% in quanto un vaucher dal costo di 10 euro viene ripartito con 7,50 euro dati al lavoratore e 2,50 allo Stato. Il lavoro normalmente in genere viene tassato al 30%. A fare uso dei voucher sono soprattutto le aziende agricole di dimensioni molto piccole, si calcolo un 90%, contro appena il 10% delle aziende più grandi.
Per vigilare sulla regolarità e per monitorare la situazione sull’agricoltura ferrarese è stato istituito un osservatorio provinciale unico composto dai sindacati Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil, dalle organizzazioni datoriali Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Coonfcooperative, LegaCoop e Agci. Sotto esame gli appalti, i flussi dei lavoratori, i voucher, le qualifiche, i diritti di riassunzione.
«Purtroppo - segnala il segretario provinciale della Uila-Uil, Mirko Cavallini - con la soppressione dell’ufficio di collocamento è venuto a mancare quello strumento che consentiva alle aziende di avere i lavoratori che avevano le giuste caratteristiche per prestare un determinato tipo di opera. I centri per l’impiego non sono ancora preparati per svolgere questo compito soprattutto nel settore agricolo».
Per non parlare anche di quello che i sindacati definiscono lavoro “grigio”, non proprio nero, ma ci si va vicino. Succede infatti in alcuni casi, secondo le osservazioni fatte dai sindacati, che il lavoratore di fascia minima (denominato Comune A) continui ad occupare il gradino più basso della qualifica anche se supera le 170 giornate lavorative che gli consentirebbero lo scatto di categoria e il passaggio a una qualifica superiore. Anche perché un lavoratore di primo livello costa 7 euro lordi, uno di secondo quasi 9 e mezzo.
Le associazioni datoriali sono impegnate in prima linea nel combattere e segnale le irregolatità, anche perché la concorrenza sleale sulle retibuzioni è dannosa per tutto il sistema agricolo.
«Il lavoro nero - sempre secondo Cavallini - si annida soprattutto in quelle aziende dove non esistono le relazioni sindacali».
E da più parti già si chiede una revisione completa delle norme di pagamento a cominciare proprio dai voucher per non agevolare lo sfruttamento di tanti lavoratori.
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