Yabdu Na'im... da noi tutto pare dormire
di STEFANO SCANSANI
Indignatevi, ma non siate ovvi. Non spegnete le luci per protesta (lo si fa per tutto). Non esponete striscioni di solidarietà (lo si fa da sempre). Piuttosto comprendete l’archeologia, e serbate buona memoria di Kalhed Asaad, l’82enne direttore del sito siriano di Palmira, sgozzato dall'Is perché ha portato al riparo i reperti, perché non ne ha voluto rivelare il nascondiglio. Perché è stato l’uomo che ha curato la strepitosa città romana del deserto, capitale della regina Zenobia, dunque occidentalista, idolatra, da appendere alla colonna più antica, il professor Asaad.
Lui e lei (Tadmor, la “Sposa del Deserto” rosa e color del miele, sogno di città per chi l’ha potuta ammirare) sono i fondamenti che il Califfato ha in mente di polverizzare. Per rivendere i reperti, per atterrirci, per radere al suolo tutto ciò che non è suo e dei suoi.
L’avete notato in foto, vecchio e occhialuto? Asaad poteva essere il nostro medico di famiglia o un emerito docente di storia antica. Aveva una faccia da intellettuale imperterrito di questa o quell’altra parte del mondo, dunque libero e laico.
Smettiamola di credere che l’archeologia sia personificata da Heinrich Schliemann scopritore mitico-romantico di Troia, oppure da Howard Carter e George Carnavor esploratori della Tomba di Tutankhamon e bersagli della sua maledizione, o di Indiana Jones così filmico e mai vittima. Tesori, chimere, arche perdute, documenti materiali da decifrare.
Ma l’archeologo è un indagatore di civiltà. Le riporta al mondo. La sua uccisione è un ulteriore seppellimento. Quindi indignatevi per la morte di Asaad, ma non siate ovvi perché purtroppo da noi tutto yabdu na'im (da noi tutto sembra dormire, traslitterato in lingua araba).
s.scansani@lanuovaferrara.it
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