Il Teatro Concordia aspetta 3 milioni per tornare a vivere
Portomaggiore, è la somma che serve per il restauro Il vicesindaco Baraldi: il Governo deve sbloccare quei fondi
PORTOMAGGIORE. C’è una missione che attende il Comune e che entra nel novero di quelle da non poter “saltare”: è il recupero dello splendido Teatro Concordia, costruito nel 1844, luogo dell’anima che gli amministratori comunali stanno osservando giorno dopo giorno e per il quale chiedono che il Governo sblocchi quei 3 milioni di euro (alcuni anni fa già destinati all’opera). Lo ha detto ieri Andrea Baraldi vicesindaco di Portomaggiore, uno di quelli che, più da vicino, sta seguendo l’evolvere della situazione. «Negli anni scorsi - ci risponde - abbiamo restaurato la parte esterna, ma ora sarebbe vitale restaurare gli interni meravigliosi di questo teatro». Ma per fare questo servono quei famosi 3 milioni di euro dei quali Baraldi (e prima di lui il sindaco Nicola Minarelli) chiedono lo sblocco, dopo anni di dubbi ed incertezze burocratiche. «Per ora - prosegue il vicesindaco - ci siamo limitati a quanto potevamo fare, vale a dire la pulizia degli interni e la loro messa in sicurezza. In questo modo il Teatro Concordia potrà perlomeno essere sede di visite guidate, prima che arrivino quei benedetti fondi». C’è, difatti, da togliere il guano dei piccioni ed occorre utilizzare in maniera consistente i più efficaci prodotti contro insetti e batteri per “disinfettare” l’intera area. «Restaurare questo splendido teatro - conclude il vicesindaco - rappresenta un dovere morale verso la nostra comunità».
E pensare che nel 1822 tre facoltosi cittadini acquistarono un terreno posto in Via dei Belli, attuale corso Vittorio Emanuele, ma soltanto sedici anni dopo si costituì una società di quaranta azionisti con l'intento di finanziare la costruzione di quel teatro. Il progetto fu affidato all'architetto Giovanni Tosi di Ferrara, rilevante figura di progettista, che a Portomaggiore si era già occupato della ricostruzione del municipio. La sala teatrale, progettata da Tosi, dotata di atrio di accesso ovale, foyer al primo piano e vani accessori, presenta andamento ellittico, 44 palchetti distribuiti su tre ordini senza palco centrale; la decorazione, assai sobria, è costituita da una serie di rosoni lignei posti sul soffitto a satellite di un rosone centrale apribile, per consentire la manutenzione del lampadario ormai scomparso. Nel 1955 questo teatro venne chiuso. Il Comune ha completato l'acquisizione dagli ultimi eredi dei soci fondatori alla fine degli anni Novanta; si è quindi proceduto ad una serie di interventi urgenti, quale ad esempio il rifacimento del tetto, per scongiurare la definitiva rovina del pregevole contenitore. Con un po’ di buona volontà “statale” il Teatro Concordia potrà presto tornare a splendere.
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