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cosa stabiliva l’Anac giá nel 2014

«Confronto concorrenziale anche per questi servizi»

«Confronto concorrenziale anche per questi servizi»

I progetti Sprar, circa 450 a livello nazionale, perseguono l’obiettivo di «accoglienza integrata e superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure d’...

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I progetti Sprar, circa 450 a livello nazionale, perseguono l’obiettivo di «accoglienza integrata e superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure d’informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali d’inserimento socio-economico», e per questo si differenziano da Mare Nostrum-Triton, che si occupano della prima accoglienza post-sbarchi. La definizione è tratta dalla ormai famosa Delibera n. 7, datata 30 settembre 2014, dell’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, che prende spunto da un esposto contro l’appalto del Comune di Chiaramonte Gulfi (Ragusa) per mettere giù paletti che sembrano, in verità, molto chiari. E che escludono già in quella sede formule come l’affidamento diretto scelto dal Comune di Ferrara con Camelot, revocato solo nei giorni scorsi dopo un esplicito pressing della stessa autorità.

Come già chiarito nella Deliberazione n. 25/2012, evidenzia in premessa l’Anac, i servizi Sprar «appartengono alla categoria dei servizi sociali» e questo comporta una serie di vincoli: le amministrazioni aggiudicatrici sono «tenute a rispettare» anche vincolo «dell’offerta economicamente più vantaggiosa in ragione di un’analitica indicazione delle componenti della prestazione»; «è opportuna» la pubblicazione a livello comunitario, con appalti di una certa consistenza; e quindi, a maggior ragione, «in caso di utilizzo di risorse pubbliche, nell’ambito di un progetto di coprogettazione, l’individuazione del soggetto privato affidatario dei servizi va effettuata mediante confronto concorrenziale nel rispetto dei principi generali della trasparenza e della par condicio». Quest’ultimo paragrafo sembra adattarsi pienamente alla situazione ferrarese, e c’è oltretutto quel riferimento alla deliberazione di due anni prima, che rende ancor più pressante l’esigenza di adeguarsi.

L’Anac si è fatta viva direttamente con il Comune di Ferrara solo nel l’aprile 2015, e poi ancora nel giugno scorso, ma queste delibere erano già a conoscenza di Palazzo Municipale che però ha preferito attendere «linee guida», esponendosi così alla bufera di questi giorni.

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