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«L’integrazione dei profughi a Ferrara va avanti»

Stefano Ciervo
«L’integrazione dei profughi a Ferrara va avanti»

Sapigni: chi non la vuole strumentalizza tutto, perciò la revoca non è stata subito resa pubblica. Ma i progetti funzionano

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FERRARA. L’amministrazione comunale era a conoscenza da tempo della delibera del 30 settembre 2014 dell’Autorità anticorruzione che escludeva anche i progetti Sprar per i profughi dal novero degli affidamenti diretti, ma ha atteso che fosse la stessa Anac a “tirarla per la giacca” per arrivare, il 7 agosto scorso, alla revoca dell’affidamento alla coop Camelot.

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Perché? «È vero che eravamo a conoscenza dei mutati orientamenti dell’autorità, ma non si ponevano problemi di legittimità del contratto ed abbiamo voluto che uscissero le linee guida operative, prima di arrivare ad un atto forte come la revoca senza aspettare fine progetto, nel 2016. I nostri progetti Sprar sono tra i migliori d’Italia e noi vogliamo mandarli avanti». A mettere le mani in quella materia incandescente che è diventata l’accoglienza profughi, dopo la bufera Anticorruzione, è l’assessore Chiara Sapigni, che in questi giorni sta seguendo dalle ferie il caso ma che ha trovato il modo di replicare alle accuse. «Anzitutto bisogna precisare che stiamo parlando dei soli progetti Sprar 2013, non c’entrano l’emergenza Nord Africa del 2012 e Mare Nostrum-Triton 2014, che sono gestiti direttamente da prefettura e ora Asp con bandi: quindi fa confusione chi afferma di aver denunciato il problema già tre anni fa» sottolinea l’assessore, con riferimento agli attacchi di Paolo Baiamonte (Cisl).

Un occhio di favore nei confronti di Camelot, unico interlocutore in questi anni del Comune per i progetti Sprar? «Noi abbiamo deciso di aderire al bando ministeriale, visto che sono gli enti locali a doverlo fare per poi affidare la gestione ai privati, solo perché avevamo a disposizione una realtà professionalizzata e collaudata come, appunto, Camelot - è il ragionamento di Sapigni - Era l’unica sul territorio ad avere i requisiti richiesti dal ministero, e non c’era il tempo materiale per bandire una gara. Ecco perché abbiamo scelto di effettuare una co-progettazione per l’affidamento diretto per il quale, lo ripeto, nel 2013 non c’erano contro indicazioni».

Quando le si ricorda la mancata pubblicizzazione della delibera di revoca, a differenza di tutte le altre approvate in quella seduta di giunta, l’assessore punta su quello che per lei resta il cuore del problema: «C’è chi non vorrebbe vedere Ferrara e la sua provincia protagoniste dell’accoglienza e dell’integrazione dei profughi. Abbiamo preferito attendere la diffusione del bando per l’affidamento del servizio nel periodo residuale, il 2016, prima di rendere nota la revoca, proprio per evitare strumentalizzazioni. E infatti il bando è stato appena pubblicato. I requisiti? Se qualche allegato non è accessibile on line, lo sarà entro breve, c’è più di un mese per aderire».

Sapigni non si mostra fiaccata dal cannoneggiamento delle opposizioni, che hanno chiesto il ritiro delle sue deleghe: «Ho la conferma che ogni decisione si prenda su questo tema, viene strumentalizzata: se non facciamo la gara non va bene, se la facciamo stessa cosa... Il nostro obiettivo non cambia, siamo assolutamente determinati a proseguire in particolare con i progetti Sprar, che grazie al loro respiro temporale più profondo consentono di andare oltre l’emergenza e spingere sull’integrazione di queste persone. Perché nel giudicare il nostro operato non si guarda mai alla qualità dei nostri progetti e ai risultati che stiamo ottenendo? C’è chi vuol far saltare tutto questo». Finché ci sarà lei, è il messaggio, non succederà.

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