La Nuova Ferrara

Ferrara

«Noi, gli esclusi» Esercenti in rivolta in via Saraceno

«Noi, gli esclusi» Esercenti in rivolta in via Saraceno

«Ci hanno chiesto 1500 euro per portare qui i musicisti e poi ci tolgono le distese per non dar fastidio ai chioschi»

3 MINUTI DI LETTURA





«Qui non siamo a Ferrara, siamo in un’altra città». Circa 200 metri separano via Saraceno da piazza Duomo, ma una cortina invisibile sembra essersi alzata a separare la strada dal festival. Quest’anno nessun busker suonerà nella strada, via Saraceno non compare nella mappa delle postazioni. E i commercianti, arrabbiati e delusi, hanno riversato tutta la loro contrarietà in cartelli in cui il Ferrara Buskers Festival è diventato il “Bottoni Buskers Festival” e dove si chiede a gran voce un “decentramento” musicale. Ma cosa è successo? Bisogna risalire all’anno scorso, come spiega la titolare della gastronomia d’asporto greca Agapimu, quando per assicurarsi la presenza di musicisti i commercianti avevano accettato la richiesta degli organizzatori di versare collettivamente un contributo di 1.500 euro (arrivando a 1.200 circa). Così modo la strada durante le esibizione è stata chiusa al traffico con la possibilità per gli esercizi di avere distese aggiuntive di tavolini sulla via. Poi le cose sono cambiate. È stato necessario indire un bando per aggiudicare il servizio delle spinatrici di birra e ai vincitori, interviene l’assessore al Commercio Roberto Serra «è stato assicurato un minimo di vantaggio economico eliminando altre fonti di concorrenza. Ci è sembrato giusto premiare chi ha creduto nella manifestazione, anche perché senza questa soluzione la rassegna rischiava di saltare. Non ho visto farsi avanti molti sponsor».

Al contrario, ribatte ancora la titolare di Agapimu «qui tutti si sono dati da fare per promuovere il Festival; chi con una vetrina, chi con una mostra. E adesso ci hanno tagliati fuori». È successo infatti che, a una nuova richiesta di contributo da parte degli organizzatori, c’è stato chi, come la pizzeria Da Pippo, ha risposto picche: «A febbraio è arrivata una comunicazione dal Comune - protesta il signor Salvatore - che ci impediva di mettere fuori le distese (a eccezione di quelle permanenti ndr). Ma come: prima mi viene tolta una fonte di guadagno perché faccio concorrenza ai chioschi di birra, e poi ci viene chiesto un contributo per avere i musicisti? Non se ne parla. Siamo delusi e mortificati». «Dovrebbe esserci maggiore equità - incalza Stefano della vicina edicola - bisognerebbe dare qualcosa a tutti». C’è chi si lamenta perché, l’anno scorso, «non hanno mandato mai qui i buskers ospiti, ma altri gruppi accreditati». Ancora, la titolare di Agapimu si sfoga: «Il Festival ha cambiato anima. Prima era musica, festa, allegria. Adesso contano solo i soldi». «Non riesco a capire perché ci hanno esclusi - aggiunge la barista del Bar Saraceno - la gente si è sempre divertita, noi abbiamo lavorato tanto.. è un peccato».

Martedì è previsto un incontro con l’assessore Serra che, peraltro, ha reagito con stupore alla polemica: «Nessuno mi ha chiamato, ho saputo tutto a cose fatte. I cartelli mi sembrano un po’ puerili». Chi taglia corto è il direttore artistico Bottoni: «Io mi occupo del Festival e della musica, la questione delle spinatrici e delle distese non mi riguarda».

Alessandra Mura

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google