“Rogue Nation” , niente è impossibile per Tom Cruise
Quinto capitolo del ricco filone MI, il più ironico della serie Il personaggio di Hunt corre in parallelo con quello di Bond
GIAN PIETRO ZERBINI. Qui si cala il pokerissimo. La serie di “Mission Impossible è giunta al quinto capitolo nell’arco di quasi vent’anni e come il buon vino migliora con il tempo. Non ci sono più firme prestigiose a dirigerlo, ma la trama è più avvincente di un bel 007 d’annata, sempre rimanendo nel filone dell’azione pura. C’è più autoironia e consapevolezza e probabilmente anche il protagonista comincia a non prendersi troppo sul serio. Quello di Ethan Hunt è un personaggio che sembra correre in parallelo a James Bond, impossibile è una parola che non esiste nel vocabolario di entrambi, e gli intrighi di spionaggio sono il sale della storia. La presenza di Tom Cruise garantisce spettacolo, anche perché è ormai da trent’anni che continua a volare su velivoli supersonici, regalando prodezze atletiche a prova di sciatica e cervicale con quel sorrisetto strafottente che va bene per tutte le occasioni: sia che faccia il Maverick in “Top Gun” (1986) o il fratello di Dustin Hoffman in “Rain Man” (1988), sia che incastri Jack Nicholson in “Codice d’onore” (1992) o che veste gli improbabili panni dell’Ultimo samurai (2003) o infine faccia il piacione con Cameron Diaz in “Innocenti bugie”(2010). Il divo è tornato, confermando di gradire particolarmente i film più di cassetta, da lui stesso prodotti, con un ricordo ormai sbiadito dei suoi capolavori quando sfiorò l’Oscar in tre occasioni per “Nato il 4 di luglio”, “Jerry Maguire” e soprattutto “Magnolia”. Bisogna riconoscere che il tempo per lui sembra non passare, è sempre uguale. Un bel mix tra Fonzie, Peter Pan e Dorian Gray.
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