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«La politica ha fatto molto è l’ora della magistratura»

«La politica ha fatto molto è l’ora della magistratura»

Il consigliere comunale Rendine (Gol) è stato il pioniere del caso politico Adesso accusa: conflitti di interesse e poca trasparenza a Palazzo municipale

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Francesco Rendine, consigliere comunale di Gol. Lei è stato uno dei pionieri del caso Camelot con interventi sulla stampa, interrogazioni e interpellanze. Da molti mesi attacca la gestione degli appalti comunali per l’accoglienza ai rifugiati ma in questi giorni sono stati altri esponenti dell’opposizione, anche loro impegnati su questo fronte, a far sentire le loro voce.

«Su questo tema sto lavorando da un anno e mezzo o due. Ho iniziato a raccogliere documentazione e a muovermi nella consigliatura precedente. Troppi conflitti di interesse e poca trasparenza».

Ora che l’Autorità Anticorruzione ha invitato il Comune a fare marcia indietro su questa tipologia di appalti dovrebbe, come si dice con un’espressione popolare, cantare vittoria. Invece da parte sua solo silenzio. Perché?

«Io sto continuando a lavorare. Il mio compito non si è esaurito qui, vado avanti».

Ma almeno sull’attività che ha svolto e sulle richieste di chiarimenti che ha inviato a raffica all’amministrazione comunale potrà dire qualcosa di più che rispondere con monosillabi.

«Certo. Credo che andando a vedere chi ha lavorato o chi lavora in Camelot forse si potrebbe avere qualche risposta in più. La concessione diretta non andava fatta. Ripeto, l’amministrazione comunale non ha avuto una condotta trasparente e la sua attività risente di conflitti di interesse che forse non sono ancora emersi con la necessaria chiarezza. Quando ho chiesto all’assessore Sapigni chi erano i soci della cooperativa mi ha risposto: “Vai a fare una visura alla Camera di commercio”. Questi sono appalti dove si distribuiscono somme e risorse rilevanti, il Comune deve fornire il massimo di informazione. Gli stessi revisori del Comune non molto tempo fa sono intervenuti sulla materia dicendo che sì, era tutto regolare ma invitavano Palazzo municipale a dare evidenza pubblica alle gare. Perché il Comune li ha ignorati?».

Lei contesta la regolarità delle procedure con cui il Comune ha affidato gli appalti a Camelot?

«Da alcuni mesi i revisori dei Comuni non vengono più nominati dai Consigli comunali, cioè in buona parte dalla maggioranza politica, ma dai prefetti. Questa è un’innovazione amministrativa che va nella giusta direzione. Chi controlla deve essere autonomo e libero nelle sue funzioni e non può essere sottoposto al giudizio dell’ente sul quale deve effettuare il controllo. Forse ora sarà più facile per i controllori dire al Comune che una cosa si può o non si può fare. Penso inoltre che questi rapporti fra controllori e controllati vadano meglio definiti anche nelle partecipate. Comunque sì, ritengo che sulla procedura dell’affidamento diretto il Comune abbia commesso ben più di qualche leggerezza. Vado oltre: penso che la politica abbia già fatto molto e su questi fatti occorra un approfondimento di tipo giudiziario».

Ha presentato esposti o denunce?

«No comment».

È rimasto stupito della posizione espressa dall’Autorità Anticorruzione?

«No. Sono stato il primo a sollevare la questione ed ero convinto che non fosse basata su un semplice cavillo. Voglio aggiungere una cosa: in passato fra magistratura e politica, nel nostro Paese, si sono stabiliti legami molto stretti che oggi si sono almeno in parte interrotti. Grazie alla rottura di quella catena possono emergere con maggiore frequenza situazioni anche irregolari o poco trasparenti».

Lei ha spesso attaccato l’assessore comunale ai Servizi sociali, Chiara Sapigni. Può spiegare i motivi?

«Più di una volta le ho segnalato casi particolari di cittadini bisognosi che a mio avviso andavano seguiti dall’assessorato e dai servizi sociali. Ma non mi sono mai arrivate risposte soddisfacenti. Poi ho notato la sua sollecitudine e la fermezza con cui ha difeso la posizione del Comune su Camelot e sull’accoglienza ai rifugiati. Continuerò a seguire questa vicenda con tutto l’impegno di cui sono capace finché rimarrà alla guida dell’assessorato».

Mi faccia capire meglio. Non è un mistero che una parte consistente della destra fa di tutto per bloccare l’arrivo dei profughi in Italia e a Ferrara a prescindere dai meccanismi di assegnazione degli appalti. Lei contesta una posizione “privilegiata” della Camelot (cooperativa che può vantare competenze specifiche in questo campo) nel rapporto col Comune o critica le decisioni di Palazzo municipale in materia di immigrazione?

«Se a gestire questo settore fosse il volontariato non avrei nulla da eccepire. Ma qui parliamo di una cooperativa, cioè di una struttura economica che deve fare business. Non è la stessa cosa. Forse non tutti sanno che anche le coop possono fare utili. Le competenze? Camelot ha ricevuto e riceve molti soldi per gli appalti che gestisce. Quante altre società avrebbero potuto sviluppare le stesse professionalità avendo a disposizione le stesse risorse?».

Gioele Caccia

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