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Perché l'assessore Sapigni dovrebbe dimettersi

di Stefano Scansani
Da sinistra Angela Alvisi (Asp), il sindaco Tagliani e l'assessore Sapigni
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Da sinistra Angela Alvisi (Asp), il sindaco Tagliani e l'assessore Sapigni

Profughi: l'affidamento a Camelot bocciato dall'Anticorruzione. Cinque buoni motivi per lasciare la giunta
L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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FERRARA - Ci sono cinque motivi per i quali l’assessore comunale Chiara Sapigni dovrebbe dimettersi. È andata così. L’anno scorso il Comune di Ferrara ha affidato in via diretta alla cooperativa Camelot l’accoglienza dei profughi. Poi è intervenuta l'Autorità Anticorruzione perché non era stato fatto un bando di gara come previsto da un suo pronunciamento del 30 settembre. Di conseguenza il 7 agosto la giunta ha deliberato con il silenziatore la revoca dell’incarico a Camelot. E ha già bandito la gara per il conferimento, adeguandosi alle norme. Il riassunto amministrativo del fatto si chiude qui, secco e lesto.

Non mi pare invece il caso di chiudere il varco politico che ho rappresentato con quattro parole: deliberato con il silenziatore. La giunta il 7 agosto ha revocato l’incarico a Camelot senza che dal municipio sia uscito un alito, un sibilo, un’informazione immediata e doverosa sull’accaduto. La questione non è di poco conto se si considera che l’emergenza profughi è acuta, vengono messi a disposizione delle cooperative fiumi di denaro pubblico. Le opposizioni vedono Camelot come il fumo negli occhi (sempre Camelot e solo Camelot?), e l’opinione pubblica su tutti questi fronti soffre d’orticaria, sollecitazioni insostenibili, tensioni quotidiane e crescenti. Non mi pare poco.

La Nuova Ferrara ha scovato la notizia dell’intervento dell'Autorità Anticorruzione e della revoca grazie a un collega redattore certosino, un esploratore di carte e delle loro pieghe. Perché la vicenda non è stata resa pubblica? L’assessore comunale alla sanità, ai servizi alla persona e all'immigrazione ci ha risposto: «C’è chi non vorrebbe vedere Ferrara e la sua provincia protagoniste dell’accoglienza e dell’integrazione dei profughi. Abbiamo preferito attendere la diffusione del bando per l’affidamento del servizio nel periodo residuale, il 2016, prima di rendere nota la revoca, proprio per evitare strumentalizzazioni». Chiara Sapigni, sempre ieri, sul nostro giornale, ha insistito: «Ho la conferma che ogni decisione che si prenda su questo tema venga strumentalizzata: se non facciamo la gara non va bene, se la facciamo stessa cosa… Il nostro obiettivo non cambia, siamo assolutamente determinati a proseguire…».

La Sapigni dice una cosa gravissima. Politicamente inaccettabile. Afferma che il silenziatore è stato necessario per non alimentare la strumentalizzazione di chi lavora contro l’integrazione. Immagino creda di avere costantemente e unicamente come interlocutori quei persecutori incalliti dei gruppi d’opposizione che l’hanno giurata a lei, alla giunta Tagliani e a Camelot. Sbaglia. La Sapigni dimentica che lei deve rendere conto ai cittadini. E se il tema è di quelli di potente attualità e dagli spigoli vivi come il fenomeno dell’immigrazione, esso va svolto con la massima pubblicità. Visto l’esito della polemica in corso e delle iniziative anticipate da alcune forze politiche, immagino che l’assessore debba ricredersi. Ha combinato un pasticcio con diversi contraccolpi.Li metto in ordine.

1.L’assessore dice e ripete che il silenziatore è stato necessario per evitare strumentalizzazioni. La sua giustificazione è di carta velina, fragile. Mette in difficoltà l'intera giunta perché così essa appare pavida, arroccata, impaurita delle attività guerresche delle minoranza. O il centrodestra ha trovato il tallone d’Achille della giunta, o l’amministrazione non è abituata all’opposizione.

2.L’insistenza della Sapigni sulla necessità di non pubblicizzare la vicenda potrebbe suscitare il sospetto che, di fronte a situazioni o condizioni strumentalizzabili, l’amministrazione ami ricorrere al mutismo tattico.

3.Al di là del fermento delle opposizioni, la scelta dell’assessore quale primo risultato ha conseguito una decisa fame di informazioni da parte dei media, e quindi dei cittadini. Questi ultimi, già per mille ragioni distanti dal Palazzo, non hanno ricevuto un bel servizio.

4.L’integrazione che è successiva all'accoglienza - tanto care alla Sapigni, e anche a noi - senza comunicazione vanno a sbattere contro il muro dell’indifferenza, dell’equivoco, della prevenzione e del razzismo. La lacerazione di questo nostro Paese è infatti in larga parte generata dalla disinformazione.

5.Se non fosse fuoriuscita la notizia della revoca a Camelot (data dalla Nuova venerdì scorso), al momento della pubblicazione del concorso come credete che la Sapigni ci avrebbe raccontato tutta la partita?

Stefano Scansani

s.scansani@lanuovaferrara.it

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