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Giovedì con Superquark gli scavi in valle tornano in tv

Giovedì con Superquark gli scavi in valle tornano in tv

Cesarano (Soprintendenza) spiega le novità che si vedranno alla trasmissione di Angela

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Dopo la pausa di ferragosto, sono ripresi gli scavi in entrambi i siti archeologici, che in Valle Pega stanno impegnando Mario Cesarano, funzionario della Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia-Romagna ed il suo staff di archeologi e volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese.

Giovedì, in prima serata su Rai1 andrà in onda la puntata di “Superquark”, condotta da Alberto Angela proprio nel sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, ma a condurre il celebre divulgatore scientifico alla scoperta della nave tardo-romana venuta alla luce lo scorso autunno, è stato proprio Cesarano. «Sono tre i gruppi di archeologi al lavoro, coordinati da Chiara Salandin, Daniele Peruffo, Liviano Polmonari e Giuliano Manzoli – ha detto Cesarano, in qualità di direttore scientifico – e mentre proseguono i lavori di pulizia e di scavo del primo cantiere, stiamo intervenendo anche nel secondo scavo, quello in località Motta della Girata, all’interno di un terreno agricolo di proprietà privata».

Il titolare del terreno infatti, Paolo Barchetta di Migliaro, per poter effettuare lavori ha ottenuto l’ok della Soprintendenza e grazie all’intervento di Cesarano e dei suoi archeologi è emerso un basamento in laterizio quadrangolare di 7,40 mt di lato. La troupe Rai ha effettuato alcune riprese nell’area, prima dell’arrivo di Alberto Angela, il quale invece si è concentrato sullo scavo della nave tardo-romana, a due passi dalla pieve di Santa Maria in Padovetere e sul prato verde limitrofo all’antica necropoli di Spina, dove sono state portate alla luce, durante i lavori di bonifica, oltre 4mila sepolture etrusche. «Oltre agli scavi – ha aggiunto Cesarano – stiamo realizzando foto digitali per meglio studiare il contesto e la natura del monumento emerso in confluenza di percorsi d’acqua, dove nell’antichità era stata fatta scavare da Augusto la Fossa Augusta, per collegare il corso del Po a Ravenna. Per queste ragioni, siamo propensi a ritenere che questo fosse un faro al servizio di un porto fluviale». Le foto diventeranno esse stesse documenti importanti, al pari di reperti archeologici, perché consentono di creare prospezioni geomagnetiche, come se venisse eseguita una Tac sulla morfologia del terreno. C’è molta attesa per il focus che “Superquark” aprirà ancora una volta sull’archeologia delle valli di Comacchio.

Katia Romagnoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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