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il commento

Gli amministratori li preferiamo più previdenti che scafati

di Stefano Scansani

Caso Camelot, le considerazioni sulla difesa dell'assessore da parte di Tagliani

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«Imputo all’assessore Sapigni di avere sottostimato la questione: infatti si poteva sospettare che quella delibera fosse stata nascosta. La revoca dell’incarico a Camelot e il bando di gara non sono stati infatti inseriti nella nota stampa del 7 agosto. Ma il problema fiduciario non esiste. Questo assessore è insostituibile». Tagliani replica alla nostra riflessione di ieri sui cinque buoni motivi per i quali l’assessore Sapigni dovrebbe dimettersi.
È ed era evidente, non si dimette: il sindaco ha aperto un ombrello protettivo tecnico, amministrativo, tempistico e politico di tipo antiatomico.


Ha evocato la Ferrara civile, le tragedie della storia, la minuzia quotidiana della cronaca, l’esodo epocale dall’Africa e dall’Asia, il lavoro ai fianchi delle opposizioni, per riportare l’incidente alle dimensioni che merita (secondo lui). Merita l’onore delle armi, Tagliani, perché riconosce che la Sapigni sarebbe stata colta di sorpresa dall’assedio cronistico del nostro giornale, e così avrebbe imboccato la curva della difesa, per il timore della strumentalizzazione, e quindi il rinvio della comunicazione della revoca dell’incarico a Camelot per la segnalazione dell’Autorità Anticorruzione.


La conferenza stampa convocata al volo nella Sala degli Arazzi - Tagliani, Sapigni, la dirigente Bergamini di là, i giornalisti di qua - ha avuto l’esito franco che ieri avevo invocato dall’amministrazione. La chiarezza immediata. Fatalmente, inevitabilmente non appena si parla di accoglienza, immigrazione, Camelot, nuovi arrivi, denari pubblici, i nervi si scoprono. E ogni atto deliberato e parola pronunciata dagli amministratori diventano ordigni potenziali.


Tagliani ne è consapevole, difende la Sapigni, e da buon avvocato cerca e trova una maniera figurata per togliere l’assessore dalla spine: «Ecco, voi giornalisti telefonate mentre, che ne so, si stanno chiudendo i cappellacci di zucca, si ha la pentola sul fuoco, e pretendete di avere informazioni. Che poi diventano oggetto di speculazione. Ma le risposte vanno meditate e organizzate». Tagliani tenta di richiamare i giornalisti alle loro inadempienze, li sfida, conta i giorni: dal 7 al 20 agosto, cioè da quando la giunta ha revocato l'incarico a Camelot a quando la Nuova ha aperto l'inchiesta, dove eravate? Qualcuno dei colleghi ha la risposta pronta e segnala che in quei giorni l’albo pretorio online non funzionava a dovere.

Replica pompiera e ironica del sindaco e della Sapigni: «Allora perché non chiedete le dimissioni anche dell’assessore ai servizi informatici?». È ben strano che i promotori di una conferenza stampa pongano domande ai giornalisti convocati. Ieri è successo. Questo particolare rarissimo è prova di quanto sia urgente da parte degli enti locali e di chi governa (si fa per dire) gli esodi continentali, dare informazione in tempo reale. Perché altrimenti i sospetti e le diffidenze diventano altrettanto reali. Sappia il sindaco, l’assessore, la giunta, che albo pretorio o no, li chiameremo anche se avranno la pentola sul fuoco. Il sindaco si rivolge alla Sapigni: «Magari si poteva essere più scafati e previdenti». Noi preferiamo previdenti.

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