Un partigiano legato alle sue valli
Anita, Idro Tinarelli compie 90 anni. La sua storia raccontata dal figlio Enzo
ANITA. Idro Tinarelli classe 1925, ex partigiano di Anita, giovedì compirà 90 anni. Idro lo conoscono tutti ad Anita e dintorni. La cartella clinica negli ultimi anni è diventata assai voluminosa e il corpo appare visibilmente risentito, ma nonostante tutto è sempre molto lucido, la tempra e il carattere duri che lo contraddistinguono sembrano agire da "anticorpi". Trascorre le giornate a leggere storia della resistenza e la Nuova Ferrara che la "Bottega di Monica" provvede ogni giorno a recapitargli. Amante dei felini, si è accerchiato da una quindicina di gatti che attendono il richiamo dell'ora dei pasti scandita dai colpi di gong inferti su una vecchia padella.
«Mio padre - racconta il figlio Enzo - ha trascorso un'intera vita ad Anita, nelle terre della bonifica e nelle amate valli comacchiesi. È in questo angolo che ha impiantato famiglia e casa, costruita nel tempo libero. Era presente quel lontano ’39 quando, in presenza dei gerarchi e di Italo Balbo, il Corriere di Ferrara annunciava la fondazione del villaggio rurale di Anita: "L’ultimo paese della Bassa ferrarese strappato alle valli".
«Un paese abitato da operaie e operai della terra che hanno lavorato duro al servizio di "latifondisti" e poi si sono organizzati in cooperative agricole». Idro frequenta pochi anni di scuole elementari, poi il padre lo affida come apprendista al fabbro del paese. Bimbetto è già fiocinino per canali e fossi a caccia d'anguille, l'alimento prezioso che ha sfamato le genti della valle. «Una passione che non abbandonerà più - osserva il figlio - e che accende ancora i suoi sogni quotidiani: la barca e le reti sono sempre pronte per una notte di pesca improbabile. Già sul lavoro faceva propri i diritti dei braccianti rendendosi protagonista di azioni di sciopero durante le trebbiature e ancora minorenne andava a processo. Chiamato alla leva obbligatoria, si trova a svolgere il servizio militare a Ferrara durante il violento bombardamento della città. Si salva e ritorna al paese. Qui si aggrega ai movimenti di resistenza essendo ricercato come "renitente alla leva", viene reclutato nella 28ª brigata Garibaldi del comandante Bulow, nel distaccamento Terzo Lori con il nome di battaglia di Macario, attribuitogli un po' per il ciuffo irriverente un po' per le smanie da burlone alle quali non ha mai saputo rinunciare. Col gruppo dei partigiani accampati in quel lembo di terra delle valli ravennate detta "l'isola degli Spinaroni", oggi museo, ha partecipato a diverse azioni militari nelle quali hanno trovato la morte non pochi compagni d'infanzia ricordati oggi nelle targhe delle vie di Anita. "L'armata più singolare che guerra abbia mai conosciuto" ebbe a definirla Sergio Zavoli. Nel dopoguerra Idro è stato operaio sui trattori, appassionato di meccanica ha lavorato quella terra sottratta alle valli scacciando il sonno con pacchetti di sigarette Alfa. Una notte, racconta, arando la terra saltò su una mina inesplosa con il cingolo del trattore rimanendo illeso grazie alla protezione del mezzo pesante, ma riportandone un trauma che lo afflisse per molto tempo. La sua passione, coltivata fin dall'infanzia, sono le Valli di Comacchio e le anguille. Idro conosce come nessun alto le stagioni, le acque, le melme fangose e tutto ciò che è indispensabile per scovare le anguille. Negli anni '50 e '60 trascorreva notti intere a fiocinare, o pescare con le reti, al riparo delle fitte nebbie e guidato dal solo "satellite" dell' esperienza personale. Organizzati in gruppi al "frodo concordato" riusciva a pescare con i suoi amici anche più di 10 quintali in una sola notte. Ma non andava sempre così, c'erano anche notti assai scarne. Il freddo, il ghiaccio, non sono mai stati per lui un impedimento. Comacchio anni fa gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Quando trova le anguille giuste quando trova quelle giuste le condivide con agli amici, le pulisce e cucina con la sapienza millenaria di uno sciamano, un vero rituale appreso dai vecchi comacchiesi. Per anni ne ha arrostite a quintali anche alle feste dell'Unità e più di una volta il suo comandante Bulow se n'è cibato a casa sua. Esperienza che gli è poi valsa l'assunzione in una azienda ittica privata delle valli (lato Sant'Alberto) in veste di guardia giurata caccia- pesca ed esperto pescatore di anguille. Ha aderito da giovanissimo al Partito Comunista dirigendo da giovane la sezione di Anita; è stato attivo nel sindacato Cgil e membro da sempre all'Anpi di Alfonsine. Idro è anche una sorta di "Archimede Pitagorico"; nella sua officina di casa tiene accumulati materiali di riciclo che riutilizza come creatore-inventore di meccanismi, seghe, mulini e vari arnesi elettrificati che solo lui sa far funzionare. Quella di mio padre - conclude il figlio - è una storia lunga, sfaccettata anche di tanti segreti e vicende che moriranno con lui».
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