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Stranieri, Camelot gestirà anche i minori

Stranieri, Camelot gestirà anche i minori

Alla coop di Ferrara e al partner Città del Ragazzo il bando Sprar che vale fino a 1 milione di euro. Assistiti pure i non richiedenti asilo
Tagliani "salva" l'assessore con una tirata d'orecchie

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FERRARA. Camelot gestisce l’assistenza profughi con «una sorta di esclusiva», è il pesante rilievo dell’Autorità anticorruzione nella vicenda che ha costretto il sindaco a una conferma con “tirata d’orecchie” all’assessore Sapigni. Le cose, però, non cambiano quando al posto degli affidamenti ci sono le gare concorrenziali. La riprova, dopo la recente affermazione della cordata guidata dalla coop nel maxi-appalto da 1,5 milioni di euro bandito dall’Asp, è arrivata ieri, con la pubblicazione dell’esito di una seconda gara, questa volta relativa alla «accoglienza, tutela e integrazione socio-educativa» di minori stranieri non accompagnati, «anche richiedenti asilo e rifugiati». Si tratta di un’articolazione dello Sprar, il programma al centro delle polemiche di questi giorni. Anche in questo caso, come nel bando Asp, c’è stata un’unica offerta, e il servizio è stato aggiudicato alla cordata composta dalla stessa Camelot e dall’Istituto don Calabria-Città del Ragazzo (la gara è stata espletata il 9 luglio). Il valore del progetto ministeriale è di 291.600 euro su base annuale, quindi nel periodo 2015/16 l’importo complessivo è di 437.400 euro: tenendo conto della possibilità di rinnovo del contratto fino ad un massimo di due anni, il valore potenziale dell’appalto sale a 1.020.600 euro, compresi evidentemente incrementi in corso d’opera. Da notare che in questo caso, tra i requisiti del bando, non era previsto alcun tetto di fatturato, nè specifiche particolari.

Ferrara si candida così ad ospitare e integrare 18 minori stranieri non accompagnati, dei quali 6 già presenti sul territorio comunale: si tratta, in buona parte, di quei ragazzi che giungono dai barconi dopo aver perso ogni riferimento familiare. Il servizio comprende il collocamento in luogo sicuro, assistenza socio-psicologica e sanitaria, tutela legale, mediazione linguistica e culturale, insegnamento della lingua italiana, attività a sostegno dell’integrazione ed eventualmente trasferimento in un altro progetto Sprar. La quota pro-capite è più alta rispetto a quella dei rifugiati ordinari, 45 euro invece di 35, perché l’assistenza di un minore è molto costosa, «incrementato di un massimo del 20% da utilizzare per attività di supporto trasversale al progetto». Si tratta di un salto di qualità non indifferente nella rete di assistenza locale, vista la complessità e la delicatezza della gestione dei minori, ma in ogni caso profughi con queste caratteristiche erano già arrivati in città. Da notare che il bando prevede l’impiego di soldi ministeriali per l’assistenza di minori anche non richiedenti asilo, che ricadevano sulle spalle dell’assistenza sociale “tradizionale”.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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