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Caccia ai rapinatori di don Bertieri Indagini serrate

Caccia ai rapinatori di don Bertieri Indagini serrate

Forse sono gli stessi che hanno già colpito in canonica Intanto a Gaibanella cresce l’indignazione tra la gente

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Prosegue la caccia ai malviventi dopo la violenta aggressione di lunedì notte ai danni di don Mario Bertieri, parroco di Gaibanella e Gaibana, legato e derubato presso la sua abitazione in via Ravenna

Anche se gli aggressori sono stati piuttosto accorti a non lasciare tracce, gli inquirenti stanno vagliando le prove raccolte al fine di identificarli. Cresce intanto l'ipotesi che possa trattarsi di gente che conosceva l'ambiente e lo stesso don Mario, e in particolare abitudini e spostamenti del sacerdote.

Sembrano inoltre esserci dei legami con i due precedenti furti subiti da don Mario in canonica alla fine dello scorso anno (in quel caso però avevano agito verso ora di cena quando il sacerdote si trovava fuori casa); al momento non ci sono prove per sostenere che possa trattarsi delle stesse persone, ma sono in tanti in paese a sostenere questa tesi, vedendo delle analogie con i casi precedenti.

Nel frattempo in paese non si parla d'altro. Dopo una giornata piuttosto movimentata scandita dal passaparola «Ma hai sentito cosa è successo a don Mario?» e dalle incessanti visite al prete, ritornato martedì mattina nella sua abitazione dopo la notte di ricovero ospedaliero con una prognosi di 10 giorni, la situazione a Gaibanella è tornata alla normalità. O meglio, è ripresa la vita di tutti i giorni, ma lo stato d'animo non è certo quello di prima, come d'altronde ormai da un po' di tempo a questa parte.

Nei bar e nelle botteghe l'argomento continua a monopolizzare la discussione mattutina, ed è tutto uno scambio di opinioni tra chi l'ha appena letto sul giornale e i ben informati che hanno seguito e assistito il parroco in quella lunga e travagliata nottata. Tutti i commenti hanno un comune denominatore: l'indignazione e la preoccupazione.

Ancora più forte infatti alla luce di quanto accaduto il senso di insicurezza che ormai già da tempo pervade fra la gente: «è inammissibile che uno non possa più sentirsi sicuro neanche a casa propria», «a me al suo posto sarebbe sicuramente venuto un infarto», «poveretto, se c’è una persona buona, generosa e altruista è lui, ma come si può essere così crudeli? E poi lo sanno tutti che in casa non ha niente».

Sono tra i commenti che echeggiano in questi giorni per le vie del paese. Mentre don Mario, messo da parte lo spavento e forte del costante supporto e affetto della sua gente, ha ripreso tutte le sue attività di sacerdote, e già pensa alla Festa paesana che comincerà giovedì prossimo.

Mentre sul suo volto si vedono ancora chiari i segni della lotta con i suoi aggressori, lui appare tranquillo e, con il suo consueto modo di fare sempre allegro e incline alla battuta, tende a mascherare ed esorcizzare il grosso spavento subito, pronto più che mai a riprendere la sua vita normale.

E alla domanda se ha passato bene la nottata e se non ha avuto paura a tornare in quella stanza che il giorno prima è stata teatro di un notte da incubo, lui come di consueto risponde con una battuta:

«Sono venuti ieri, non vorrai mica che tornino già stanotte? Almeno aspetteranno un po' prima di tornare a trovarmi!». Insomma il coraggio certo non gli manca, così come pure la voglia di scherzare, anche se da quelle parole emerge soprattutto un certo sarcasmo e amarezza per una situazione sempre più fuori controllo.

Marcello Ferrari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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