«La Cina? Uniti non ci deve fare paura»
L’economista Bianchi: l’Europa deve rimanere compatta e le nostre imprese devono puntare sempre sull’export di qualità
Il ferrarese Patrizio Bianchi è uno dei migliori conoscitori dell’economia cinese anche per essere stato advisor dal 2000 al 2008 del governo di Pechino per valutare i problemi del colosso asiatico. Quando era rettore dell’Università di Ferrara ha avuto poi frequenti contatti soprattutto con la regione del Guangdong e a Ferrara c’è la sede di un’importante scuola di politica industriale alla facoltà di economia, dove anche gli economisti cinesi da una decina d’anni imparano strategie a più ampio raggio. E potrebbero essere proprio questi studiosi a fornire utili consigli al governo di Pechino in questa delicata situazione. Già, perché secondo Patrizio Bianchi, la Cina dopo il pesante contraccolpo economico subito in questi giorni è ad un bivio, deve scegliere cioè di fare il grande passo per diventare una vera potenza con un forte mercato anche interno o continuare a fare la solita politica di prezzi bassi ed esclusivamente un’economia di esportazione a scapito del mercato interno.
«Se un’economia tiene bassi i salari come ha fatto la Cina in questi anni quando è entrata nel mercato globale – spiega Bianchi – favorisce l’esportazione dei suoi prodotti all’estero, ma comprime il mercato interno che può trovare sviluppo viceversa aumentado i salari. Un’economia in pratica non può reggersi solo con le esportazioni, finisce per incartarsi, ed è un po’ quello che è successo alla Cina. Svalutando la moneta si droga in pratica le esportazioni. In questi anni con lo yuan forte i cinesi hanno finanziato quasi il 50% del debito americano, hanno investito in molte imprese europee, hanno acquistato anche la Pirelli. Adesso però devono scegliere, decidere se continuare a fare un’economia con prezzi bassi o sviluppare il mercato interno» .
Alla domanda se l’economia europea e quella italiana possano correre rischi di una nuova recessione dopo questo crisi cinese, Bianchi è molto esplicito.
«Per uscirne indenni – dichiara - occorre fare una politica economica europea davvero comunitaria, non bisogna ripetere l’errore fatto con la Grecia e dividere i Paesi in buoni e cattivi. Occorre poi a tornare a investire sulle infrastrutture, sul manifatturiero, settori in grado di assicurare posti di lavoro reali e concreti. L’errore del 2008 è stato anche quello dello scaricabarile, mentre occorre affrontare il problema uniti. Ripercussioni sul mercato ferrarese? Le aziende ferraresi che esportano in Cina - risponde Bianchi - sono le più qualificate perché hanno puntato su innovazione e qualità. Nonostante le attuali difficoltà sono convinto che l’export ferrarese di qualità possa avere buone chances, anche perché la Cina ha un bisogno disperato di questo tipo di prodotti e tecnologia».
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