«Niente trasferimenti senza consenso»
I sindacati d’accordo: Asl e Sant’Anna devono ritirare o rettificare le delibere che cancellano l’intesa col lavoratore
FERRARA. Cambia il modello di gestione della sanità locale, che sempre più spesso sarà basato sull’integrazione di attività comuni, coordinate di volta in volta da un’azienda capofila (ad esempio Asl o S. Anna). Una priorità di mandato per i due direttori generali, Tiziano Carradori (Sant’Anna) e Paola Bardasi (Asl) mentre da settimane fischiano le orecchie a dipendenti e sindacati, che rispondono no alla richiesta di mobilità «senza consenso» tra le due aziende.
Uno scenario reso molto concreto dal fatto che la novità è già stata recepita da due delibere gemelle di Asl e Sant’Anna che risalgono all’1 aprile scorso e introducono due novità: per l’assegnazione temporanea del personale «non deve essere acquisito il consenso dell’interessato» (un aspetto che potrebbe essere esteso all’area vasta Bologna-Ferrara-Imola) mentre salta «il limite massimo di tre anni» per il distacco nell’altra azienda. A quelle due delibere sono seguiti un incontro sindacale interaziendale, il 18 maggio, e - un mese dopo - la firma di un verbale d’intesa siglato dalla sola Cgil, favorevole a cercare uno «specifico accordo interaziendale mediante il quale formalizzare le regole da applicare sulle modalità di utilizzo del personale».
Tra gli altri punti ci sono la disciplina «degli effetti giuridici ed economici degli spostamenti del personale tra le varie sedi delle aziende, tenendo conto di tutti gli strumenti normativi utilizzabili per le specifiche fattispecie organizzative» e l’approvazione di un nuovo contratto integrativo. La scelta della Cgil, che resta di gran lunga il sindacato più rappresentativo nella sanità locale, ha creato un solco fra le organizzazioni sindacali nonostante tutte si dicano d’accordo a chiedere la marcia indietro dei direttori generali sulla mobilità «che deve essere volontaria». La partita si annuncia tutt’altro che tranquilla. Il trasferimento senza consenso non è ben visto da una parte dei dipendenti e la sensibilità del personale sulla questione ha fatto scoccare qualche scintilla fra le organizzazioni sindacali.
La Fials ha accusato la Cgil di parlare con lingua biforcuta, ma Cristiano Zagatti, segretario generale della Fp-Cgil, respinge l’insinuazione. «L’accordo su cui speriamo di poter convenire con le due aziende riguarda molti aspetti del lavoro e va oltre la mobilità, sulla quale comunque non si transige: deve essere volontaria e questo deve essere il primo punto dell’accordo». Mirella Boschetti, della Fials, la prima a sollevare la questione mobilità sulla stampa, chiede alle due aziende di ritirare le due delibere e «una riformulazione rispettosa della normativa regionale e nazionale vigente in materia di mobilità che è volontaria».
La Uil-Fpl, per voce del coordinatore Asl-S. Anna, Enrico Franceschi, spiega che «fin dal momento in cui fummo invitati a sottoscrivere la proposta di accordo del 18 giugno abbiamo rifiutato e le Rsu hanno assunto formalmente una posizione contraria. Quelle delibere sono uno scandalo e ne chiediamo la rettifica». La Cisl si è fatta sentire attraverso il delegato Mario Bettiato (Cisl-Fp Asl e vicecoordinatore Rsu-Asl) che sollecita sulla materia un’intesa a largo raggio che coinvolga i sindacati e le aziende dell’intera area vasta. La segretaria della Fp-Cisl, Claudia Canella, conferma il no alla mobilità volontaria ma ritiene che si possano «trovare ammortizzatori e soluzioni che tengano conto del nuovo modello organizzativo delle due aziende ma non penalizzino i lavoratori».
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