Profughi, la prima ondata è costata quasi 1,3 milioni
Ferrara, ecco il rendiconto di tutti costi 2011-12, dai soldi “liquidi” alle spese legali. I giovani dell’emergenza Nord Africa cucinavano, facevano teatro e lavoravano
Profughi che lavorano, fanno tirocini formativi e studiano l’italiano, almeno per il primo anno; che si preparano da mangiare da soli in gruppi di appartamenti che crescono con il tempo, a partire dal primo nucleo di due strutture. Il tutto per un totale di quasi 1,3 milioni di euro spesi in due anni. Ecco quanto emerge nel dossier sull’emergenza Nord Africa, che ha alimentato nei giorni scorsi una polemica tra Comune e Paolo Baiamonte (Cisl) collaterale al filone degli affidamenti diretti Sprar a Camelot. I rendiconti dei due anni di emergenza iniziano nel giugno 2011 per terminare a dicembre 2012, con le prime fatture liquidate dall’Asp in veste di soggetto gestore del progetto di accoglienza, attuato dalla Protezione civile: c’è scritto come si sono spesi i soldi e si possono cogliere spaccati di vita quotidiana di queste persone, nel rapporto con la “rete” cittadina che ha provato a integrarli.
Sin dalle prime rendicontazioni emergono le caratteristiche della gestione: per quanto riguarda i pasti, ad esempio, solo inizialmente sono stati forniti già confezionati, «nel momento in cui è stato possibile provvedere autonomamente da parte dell’ente gestore al reperimento, i beneficiari sono stati istruiti e accompagnati nella preparazione dei pasti da parte degli operatori». Costante è l’attività di «orientamento e informazione legale» e alla fine le somme liquidate per questa voce si aggireranno sui100mila euro.
L’insegnamento di lingua italiana «viene svolto da parte di associazioni», si legge nei primi rendiconti, per poi specificare meglio: sono impiegati docenti di italiani come seconda lingua, con laurea in glottodidattica, master e attestati, con divisione degli ospiti in 7 classi e 6 ore di lezione alla settimana. Le lezioni sono state sospese a luglio 2012 e non sono più riprese.
I profughi già a fine 2011 vengono iscritti ai centri per l’impiego, e nei mesi successivi «sono stati inseriti diversi beneficiari attraverso le borse lavoro e l’attivazione di corsi di formazione professionale», con impieghi ad esempio in aziende agricole di Corlo e di Malborghetto di Correggio. Poi sono stati accompagnati ad un Caf per elaborare l’Isee. Tra le attività svolte, c’è stato anche un corso di teatro dell’oppresso, organizzato proprio da Camelot, e l’allestimento tavoli alla festa del Baobab di Migliarino.
In un caso si è reso necessario «il ricovero in ospedale a seguito di un’aggressione subìta per strada»; alcuni dei richiedenti asilo hanno chiesto e ottenuto «un accompagnamento per esami di accertamento relative alle malattie sessualmente trasmissibili».
Infine c’è il rendiconto, minuzioso, del “pocket money”, cioè il denaro per le piccole spese: alla fine saranno circa 65mila euro, cioè meno di 80 al mese a testa, visto che i profughi oscillano tra 50-60.
Molti di questi ragazzi hanno visto accogliere il ricorso per protezione umanitaria e sono stati iscritti all’Anagrafe del Comune, con rilascio della carta d’identità. Altri sono usciti dal progetto entro il dicembre 2012. (s.c.)
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