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I profughi aiutano il centro sociale di Ponte

I profughi aiutano il centro sociale di Ponte

E alla festa del Pd l’africano Balagi racconta il suo tremendo viaggio sul barcone «Temevo di morire, grazie a Dio sono qua. Vado a scuola e imparo l’italiano»

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Il sorriso di Balagi è contagioso eppure ha appena detto una cosa terribile: «Un anno e mezzo fa credevo di poter morire tutti i giorni». Era in Libia - dove è anche rimasto ferito da un colpo di pistola - ennesima tappa del suo peregrinare alla ricerca di speranza. Dal Gambia, la nazione in cui è nato, al centro di accoglienza “Jerry Masslo” di via Vallelunga, la strada è stata lunga. Quei due giorni in mare, in un barcone stipato assieme ad altre cento persone non li dimentica: «Ci dicevano solo che andavamo dritti, sempre dritti». Ora va meglio: «Grazie a Dio sono ancora qua. Prima non potevo camminare e in Italia sono stato curato. Vado a scuola, imparo l’italiano». Balagi racconta la sua storia in piazza Buozzi a Ponte durante un incontro nell’ambito della Festa dell’Unità. Da qualche tempo qui c’è la più alta concentrazione di profughi e richiedenti asilo del territorio: oltre un centinaio, tra il nuovo hub vicino all’ex Tre Stelle, le vecchie scuole di Vallelunga e Ca’ Frassinette, dice il parroco don Silvano Bedin. In questi giorni i migranti stanno iniziando a dare una mano alla gestione del centro anziani “Il Quadrifoglio”. «Sapete com’è – racconta la presidente Loreta Prampolini -, i volontari nostri sono sempre meno. Avevamo chiesto l’aiuto di quattro di questi ragazzi: se ne sono presentati 37. Vorrà dire che faremo i turni. Non è vero che non vogliono lavorare: è una cosa che mi ha dato speranza nel genere umano». Il tema è difficile, complesso da maneggiare. Accuse, propaganda e strumentalizzazioni non mancano. «Polemiche un po’ squallide – le chiama il vice sindaco Massimo Maisto (Pd) -. Siamo consapevoli che si paga un prezzo politico, ma sappiamo di avere ragione e andremo avanti così. Alcune cose vanno riaffermate: quando una persona ha bisogno va aiutata, anche mettendo a disposizione i nostri servizi pubblici. Perché i diritti non sono frammentabili: o ce li hanno tutti o non ce li ha nessuno». Finito il dibattito sul maxischermo parte “Storia di una ladra di libri”, film ambientato nella Germania nazista, che parla dell’Olocausto visto da una bambina, tra roghi di romanzi e uccisioni di ebrei. Ma anche tra amicizia, forza dell’animo umano, potere delle parole e capacità di trovare la bellezza nascosta anche nei luoghi e nei momenti più bui.

Fabio Terminali

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