Migliaia di abitazioni senza depuratore
Scaricano in acque pubbliche, anche in città. Stop del Comune: gli utenti paghino gli impianti. Costo fino a 20mila euro
Le fogne sono un problema non solo quando s’intasano per le piogge o fanno lievitare le bollette dell’acqua con la quota di depurazione. Sono un guaio soprattutto quando non ci sono. Il problema riguarda ancora migliaia di famiglie ferraresi che abitano in case sparse, in frazioni ma anche poco distante dal centro, lungo le linee di traffico principale che sono nate ai fianchi di corsi d’acqua nei quali finiscono i loro scarichi. La situazione è migliorata solo parzialmente con gli investimenti effettuati da Hera per nuovi allacciamenti, ma resta una zoccolo duro di scarichi inquinanti, oltre 2.400, ai quali ora il Comune intende mettere mano. «Laddove possibile» con estendimenti della rete fognaria, ma in gran parte attraverso «interventi dei singoli cittadini che si dovranno dotare di autorizzazioni allo scarico accollandosi il costo della realizzazione degli impianti autorizzati», sperando in qualche forma di aiuto finanziario da parte dello stesso Comune.
Non si tratta di spese da poco: minimo 6-7mila euro ma si può arrivare anche a 20mila. Per cercare di calmierare il mercato e garantire un minimo di omogeneità agli interventi, la giunta comunale ha dato il via libera qualche giorno fa ad un protocollo d’intesa con un gruppo di associazioni imprenditoriali (Cna, Confartigianato, Unindustria e Legacoop) e tutti gli ordini e collegi professionali interessati, che definisce una serie di schemi tecnici per costruire gli impianti, modulandoli a seconda del tipo di filtri, pozzetti e vasche che si rendono necessari. «Il costo di un impianto di depurazione è molto variabile, dipende dalle condizioni del terreno, dal tipo di depurazione e da fattori dimensionali - chiarisce Franco Mantero, presidente dell’Ordine degli ingegneri - L’idea di rendere pubblici i costi minimi d’intervento è condivisibile e i professionisti si sono messi a disposizione, è chiaro però che la risposta degli utenti sarà legata agli obblighi e alle corrispondenti sanzioni che l’amministrazione comunale intende prevedere per chi non si mette in regola».
Fino ad oggi si è in effetti proceduto con i piedi di piombo, restringendo progressivamente il novero dei potenziali interessati ed evitando di imporre date per la realizzazione degli impianti casalinghi di depurazione. «Ma è la maniera giusta di affrontare un problema del genere, soprattutto in periodi di difficoltà generalizzate dal punto di vista finanziario per molte famiglie - ammette Alessandro Fortini, firmatario del protocollo per conto della Cna - Il lavoro preparatorio dura da oltre un anno, il coinvolgimento di aziende e professionisti è una garanzia per gli utenti. Certo, sarà necessario pubblicizzare il protocollo e soprattutto, cercare di aggregare gli utenti per abbattere i costi dei singoli interventi, soprattutto in zone come Pontegradella o via Pioppa che hanno il “pallino rosso”. Chi può occuparsene? L’unica struttura in grado di farlo è il decentramento comunale, le ex circoscrizioni».
La questione non può però essere ignorata, perché gli scarichi non depurati sono «fonti di grave disagio soprattutto dove i canali hanno scarsa o nulla portata d’acqua».
Stefano Ciervo
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