La Nuova Ferrara

Ferrara

Ferrara e i profughi

Tagliani: «Immigrati, è una nuova Auschwitz»

Tagliani: «Immigrati, è una nuova Auschwitz»

Il sindaco: «Salvini ha fatto fuori Berlusconi, sostituito da una militanza nazionalista e xenofoba che storicamente precede le dittature»

4 MINUTI DI LETTURA





È un Tiziano Tagliani tutto all'attacco quello che siede davanti a un'ottantina di persone convenute venerdì sera alla Festa dell'Unità di Pontelagoscuro per rispondere alle domande della militante del Pd Greta Rolfini e del pubblico. Inevitabile partire dall'immigrazione, e il sindaco sceglie un paragone forte: «Quando studiamo che per la nostra stazione passavano treni carichi di Ebrei che andavano a morire pensiamo che oggi, con noi presenti, non succederebbe. E invece un giorno i nostri nipoti leggeranno che abbiamo lasciato morire 12 milioni di persone, proprio come noi leggiamo che i nostri nonni lasciarono morire 6 milioni di Ebrei. L'unica differenza è che questi non avevano la pelle scura».

L'alternativa al farsi carico degli immigrati «è far finta che non arrivino, dire che non ci interessa, mandarli ad Auschwitz, che oggi significa in fondo all'Adriatico. Bisogna decidere se vogliamo chiudere lo sportello del vagone in faccia agli Ebrei del 2015, e questa è una decisione che il popolo italiano deve prendere». Qualcuno una risposta se l'è data, ed è opposta alla sua: Matteo Salvini e Alan Fabbri, «che su questa domanda stanno montando una questione politica». Contro la Lega, dalla festa del Pd di Ponte Tagliani spara ad alzo zero. «Usa ogni occasione per scatenare un conflitto popolare: se i sindaci aiutano i prefetti - il leghista bondenese Bergamini disertò l'incontro di inizio agosto, ndr - le soluzioni sono meno conflittuali, ma il loro obiettivo è proprio aumentare la tensione. La Lega non parla più di lavoro, politiche sociali ed economiche: parla esclusivamente di immigrazione. Salvini ha fatto fuori Berlusconi, non esiste più un centrodestra moderato: è stato sostituito da una militanza nazionalista e xenofoba che storicamente precede le dittature. Il tentativo salviniano di occupare sempre le prime pagine dei giornali e fomentare il conflitto è un tentativo tutto fascista».

Smentisce anche, il sindaco, alcune convinzioni diffuse: non c'è più posto per gli immigrati a Ferrara, i reati sono aumentati, 35 euro al giorno a persona sono troppi. «Dopo la rotta di Caporetto Ferrara accolse 8.500 profughi veneti. Vero che non erano di colore, ma allora noi eravamo più piccoli e poveri. Oggi parliamo di 400 persone su 134mila abitanti, e con 35 euro al giorno le associazioni devono occuparsi di alloggi, assistenza medica e legale, mediazione linguistica. Oltretutto, vengono spesso erogati con mesi di ritardo».

Quanto alla criminalità, non ha colore se «in piazzale Castellina, tempio dell'immigrazione clandestina, hanno beccato due ferraresi scassinare garage. Gli spacciatori sono gli stessi di tre anni fa: la Questura conosce perfino il loro codice fiscale e li segue per capire da chi comprano la droga. Che spesso è un bianco non immigrato».

Infine Camelot. Nessun conflitto d'interessi, garantisce. «Ho tre figli e dodici nipoti ma nessuno lavora lì, e questo è puro culo. Merli ha lavorato per un anno in provincia di Rovigo all'accoglienza immigrati dopodiché si è licenziato prima di diventare assessore, così ora è senza lavoro e contributi ma finisce accusato sui giornali». Maisto «ha concorso dieci anni fa alla fondazione della cooperativa, in cui non ha lavorato nemmeno un'ora. Comunque, ad Alan Fabbri Camelot andava bene, visto che la faceva lavorare». Ma la difesa più sentita è per Chiara Sapigni, abbinata a una stoccata ai giornali. «Lei è una persona straordinaria che non ha la cattiveria per capire come ragionano i giornalisti. Voleva evitare il can-can e dare la notizia della revoca a Camelot insieme a quella del nuovo bando. Si fa male in un modo o nell'altro, ma questa è una bagarre da cortile messa in piedi perché in estate bisogna trovare qualcosa su cui scrivere, un frullatore che schizza cacca su tanta gente: la delibera di revoca è stata pubblicata il 10 agosto, la Nuova l'ha scoperta il 21». Per lui il discorso si chiude qui. «Pagherò il taxi a chi andrà in Procura per denunciarci, costituirò il Comune parte civile e mi dimetterò. Ma ci vada. Altrimenti andremo noi per calunnia».

Gabriele Rasconi

Risponde il direttore

Le esternazioni dei politici, di ogni grado e parte, che immaginano i giornali a corto di notizie in estate, sono fandonie. E non par vero che anche l'ottimo Tiziano Tagliani si adegui. D'accordo, l'altra sera ha parlato a una festa popolare, dunque ha mostrato i bicipiti e una dialettica da podio. Insiste: la delibera di revoca a Camelot è del 7 agosto, pubblicata il 10 all'albo pretorio, e la Nuova l'ha scoperta solo il 21. Desidera giocare a nascondino? Vuol tenere al riparo la Sapigni dal ragionare cattivo dei giornalisti? Tanta fragilità di nervi e tanta agitazione sorprendono. Quanto il ricorso al cortile, al frullatore, agli schizzi di cacca... Non è dai lei, Tagliani, suvvia.(st. sc.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google