«Fabbri ci infanga. Ci autodenunciamo»
Il vicesindaco Maisto e l’assessore Merli dopo l’interrogazione leghista sul conflitto di interessi: vada a dirlo in procura
Dice l’assessore comunale allo Sport, Simone Merli: «Alan Fabbri si deve pulire la bocca prima di parlare di me e del vicesindaco Massimo Maisto». E se quei nomi li vorrà fare «li pronunci in procura dove ora potranno accertare – hanno spiegato ieri i due componenti della giunta – che questa ipotesi è una pura invenzione, una strumentalizzazione politica che colpisce la reputazione di due persone serie solo per conquistare un po’ di spazio sulla stampa». Niente querele per diffamazione, per ora, a carico del consigliere del Carroccio. Lo strumento scelto per «fare chiarezza» sui rapporti tra Camelot e giunta comunale è l’autodenuncia. Merli e Maisto questa mattina, attraverso l’avvocato Fabio Anselmo, presenteranno in procura la documentazione «con la quale chiediamo alla magistratura di aprire un’inchiesta che faccia luce sulla presunta malafede del vicesindaco e dell’assessore che in giunta avrebbero operato tenendo conto degli interessi di Camelot, cooperativa della quale Maisto è stato presidente volontario fino al 2004 e Merli dipendente, mentre lavorava a Rovigo e non a Ferrara, fino al 2013 – ha precisato il legale – Il contenuto dell’interrogazione annunciata (e che non risulta ancora depositata) esorbita i normali ambiti della dialettica politica con accuse gravi ed insinuazioni che prospettano di fatto un reato di abuso di ufficio. Maisto, secondo Fabbri, avrebbe anche nascosto la sua passata attività in Camelot. Affermazioni che non coinvolgono solo il ruolo dei due miei assistiti ma di fatto gettano ombre sulla trasparenza dell’attività dell’intera giunta. Ora la magistratura indagherà e potrà verificare che non sussiste nessun conflitto di interessi e che quelle accuse e insinuazioni sono basate sul nulla».
Le querele? «Le presenteremo – hanno annunciato Anselmo e i due assistiti – ma non ora. Ci sono tre mesi di tempo». Anselmo ha definito l’interrogazione annunciata dalla Lega come «un tentativo di presentare a Ferrara un quadro che può richiamare quello di “Mafia Capitale”, dove persone che hanno importanti incarichi pubblici perseguono interessi loschi e privati facendo leva sulle politiche dell’assistenza ai rifugiati».
Merli ha ricordato che dietro la politica «c’è un aspetto umano che non deve essere infangato come sta cercando di fare Fabbri. Io ho svolto un’attività in Camelot, ma anche in Viale K, a favore dei rifugiati e delle persone in difficoltà. Non mi vergogno di aver lavorato in questo settore e quando completerò questa esperienza amministrativa riprenderò a lavorare nell’ambito nel quale opero da una vita».
Per Maisto, Fabbri «non ha ancora presentato ma solo annunciato alla stampa l’interrogazione e quindi come dobbiamo considerare questo atto se non un gesto di intimidazione? Sono conosciuto da molti anni e l’attività che ho svolto in passato, non solo in Camelot ma anche nell’Arci, è sotto gli occhi di tutti. Il mio curriculum completo è pubblicato on line perché sono componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Comunale. Non ho nascosto niente. Quello di Fabbri è un modo di fare politica molto diverso dal nostro, un modo vigliacco che si rivolge ai giornali prima di consegnare gli atti nelle sedi proprie. E poi come bisogna considerare un consigliere che descrive Ferrara come Gotham City? Rivendico il lavoro che ho svolto in passato e credo che il sindaco Tiziano Tagliani mi abbia affidato un incarico proprio perché ho dimostrato di saper fare delle cose, in particolare nel settore della cultura. A Fabbri faccio questa domanda: chi ha svolto lavori e attività nel privato, e io ne ho fatti tanti, poi non può più fare l’amministratore pubblico?».
Merli ha riportato anche un fatto personale: «Stamattina – ha raccontato ai giornalisti – una persona che mi conosce bene mi ha detto: “Ma è vero quello che scrivono, favorite gli amici? Le affermazioni di Fabbri sono un danno gravissimo per la mia reputazione di amministratore pubblico e di cittadino. A Fabbri dico che non mi farò condizionare da quelle insinuazioni. La magistratura indaghi, noi non abbiamo paura. Piuttosto, mi fa schifo la discussione che si è aperta in questa città in questo modo». Cosa diversa è «l’opportunità politica, se ne può discutere, certo – ha concluso Maisto – ma io sono uscito da Camelot dieci anni fa. Dove è il conflitto di interessi?».
La replica. Fabbri, in serata, ha risposto che «l’interrogazione la stiamo predisponendo» come «un nuovo esposto all’Anac oltre a una denuncia che mette in luce le tempistiche intercorse tra la delibera di revoca a Camelot e la comunicazione ai cittadini. Per il ruolo che rivesto è un mio dovere, ma anche un diritto fare tutto il possibile per arrivare alla verità dei fatti e accertare la correttezza dell'operato dell'amministrazione. Per questo, se Maisto e Merli continueranno con le loro letture fantasiose della realtà e loro interpretazioni di comodo il primo a querelare sarò io».
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