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Ferrara, Camelot si svela: ecco chi siamo

Marcello Pradarelli
Ferrara, Camelot si svela: ecco chi siamo

«Dal 2005 ci occupiamo di migranti, siamo i più competenti» «È per questo che ci chiamano e che vinciamo gli appalti»

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FERRARA. Sono le ore 16. Anna Baldoni, presidente della coop sociale Camelot, il direttore generale Carlo De Los Rios e Federico Tsucalas, responsabile Centro servizi integrati per l’immigrazione si sono da poco seduti al tavolo della “saletta Bassani” nella redazione della Nuova.

Stanno spiegando perché sono venuti a raccontarsi quando arriva la notizia di un esposto del leghista Alan Fabbri alla Corte dei conti che mette sotto tiro il Comune sia per gli affidamenti diretti che per le gare di appalto vinte da Camelot. L’esposto capita a fagiolo.

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«Non si fa altro che parlare di Camelot, ma non siamo noi a decidere le modalità con cui assegnare la gestione di determinati servizi, noi ci preoccupiamo unicamente di presentare buoni progetti e di svolgere bene e con il massimo impegno il nostro lavoro. E su questo vorremmo essere giudicati».

Avevano premesso di non voler essere trascinati in polemiche di natura politica («abbiamo il massimo rispetto istituzionale, non commentiamo interrogazioni, atti amministrativi, scontri tra forze politiche»), ma ci sono gocce che fanno traboccare il vaso: «Se ci affidano un lavoro non va bene, se vinciamo un appalto non va bene..,abbiamo vinto anche un appalto del Comune di Bondeno per la gestione 2010-2015 dei bambini disabili nelle scuole e nessuno si è lamentato o ha manifestato preoccupazione, non ci hanno chiesto visure, elenchi di soci, anzi abbiamo ricevuto molti complimenti, ce li ha fatti lo stesso sindaco in prima persona». Che si chiamava Alan Fabbri, Punto e a capo.

«Non siamo sorpresi dalla grande attenzione che c’è attorno ai profughi, all’accoglienza dice Baldoni - sono temi di grande attualità e importanza presto ne parleranno anche Obama e Papa Francesco. Non ci fa piacere essere chiamati in causa in modo strumentale. Camelot opera nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione da oltre dieci anni e mai nessuno per tanti anni ha mosso dei rilievi alla nostra attività che svolgiamo con grande attenzione, con spirito di abnegazione e con un’energia straordinaria».

Nel 2001 fu l’allora Andrea Benini, ora presidente di Legacoop, ad avere l’idea di allargare lo spazio di azione di Camelot al campo dell’immigrazione. «È stata una bella intuizione - dice Tsucalas - perché non c’era nel nostro territorio un soggetto imprenditoriale, al di là dell’attività svolta da associazione di volontariato, che fosse in grado di assicurare con professionalità e competenza la gestione di nuovi servizi legati all’immigrazione». E fu così che nel lontano 2005 Camelot si aggiudicò il primo Sprar per l’integrazione di 15 cittadini stranieri di varia provenienza (Costa d’Avorio, Togo, Camerun, Kossovo...) partecipando a un bando ministeriale con un progetto vincente. E che - sottolineano De Los Rios e Tsucalas - ha sgravato i bilanci comunali locali in quanto i vari Sprar e Mare Nostrum godono di finanzimenti nazionali o europei.

L’ultimo Sprar è quello del 2103 (accoglienza per 80 persone più altre 8 con disagio mentale) revocato con la ormai famosa delibera del 7 agosto.

Ecco come è andata nel racconto di Camelot: «Anche qui c’era un bando del ministero dell’Interno e il Comune di Ferrara si è rivolto a noi per la co-progettazione data la nostra dimostrata e consolidata competenza. Presentare un progetto non significa vincerlo, su 450 progetti il nostro è arrivato terzo. Abbiamo vinto per la qualità del progetto non per altre ragioni».

E l’affidamento diretto? Baldoni non fa una piega: «Non decide Camelot le modalità, fino a un paio d’anni fa gli Sprar in Italia sono stati assegnati con affidamento diretto. Poi via via è cambiata la normativa. Dal 2016 anche a Ferrara si farà la gara e noi - afferma Baldoni - siamo contenti: la procedura di gara mette al riparo noi per primi da accuse e illazioni e garantisce assoluta trasparenza».

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