Ferrara, inchiesta della procura sui numeri di Camelot
Indagine aperta dai pm Cherchi e Longhi e condotta da carabinieri e finanza. Primo atto il sequestro di tutti i documenti seugli appalti concessi alla coop
FERRARA. adesso l’inchiesta sul caso Camelot, sui numeri della coop e la girandola di appalti assegnati dal Comune di Ferrara. Una inchiesta aperta dalla procura cittadina da tempo che però ha subito una accelerazione nell’ultimo mese. Non a caso in queste settimane il primo atto pubblico dell’indagine è stato il sequestro di documenti da parte dei carabinieri negli uffici del Comune di Ferrara.
Una “acquisizione documentale” di tutto il materiale sui rapporti tra amministrazione e coop sociale, in primo piano le delibere di affidamento da parte del Comune a Camelot stessa. Tutti documenti che dovranno essere studiati e valutati con estrema attenzione da parte dei carabinieri del reparto investigativo di Ferrara ai quali è stata delegata l’indagine da parte della procura.
Una indagine gestita direttamente dal procuratore capo Bruno Cherchi e dal sostituto Stefano Longhi: saranno dunque i due magistrati assieme agli ispettori dei carabinieri (e della guardia di finanza che stanno lavorando sull’aspetto contabile, del possibile danno erariale) a dare una risposta al caso Camelot che ha infiammato l’estate ferrarese.
L’inchiesta, però - meglio sgomberare il campo da ogni equivoco - non è nata nelle settimane scorse dopo i rilievi dell’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone al Comune di Ferrara: l’Autority, come si ricorda, ha chiesto al Comune di rivedere (come poi accaduto con la revoca) le procedure d’affidamento a Camelot dei servizi accoglienza dei migranti, perché non in libera concorrenza. L’indagine sul caso Camelot è infatti nata tempo fa, da varie segnalazioni, anche del consigliere comunale di Gol, Francesco Rendine, e sulla base di tutti questi atti la procura ha deciso di aprire una indagine conoscitiva su appalti, affidamenti e numeri, i soldi dei finanziamenti concessi a Camelot. Un’inchiesta ovvia, dovuta e poi voluta, che dovrà valutare con attenzione se vi siano state procedure irregolari nell’assegnazione dei servizi e se vi possano essere stati, anche, interessi privati in questi affidamenti: è l’ipotesi del conflitto di interessi tra chi decide l’assegnazione (Comune) e chi la riceve (Camelot).
L’inchiesta è stata ed è ancora aperta come “atti relativi” (modello 45), per cui ogni attività investigativa viene eseguita nell’ottica di raccogliere informazioni e documenti per poi valutare la possibile ipotesi di reato. Anche se, da quanto si apprende, gli inquirenti potrebbero a breve valutare come configurabile l’abuso d’ufficio, mentre la fase successiva sarà eventualmente attribuire questa ipotesi a persone, i possibili indagati (al momento - è bene sottolineare - siamo lontani da questa fase). Una indagine, dicevamo, non nuova, che dopo esser stata aperta sulla base di diversi atti (non solo quelli forniti da Francesco Rendine che da oltre un anno lavora sui numeri Camelot), in queste settimane è stata arricchita da altra documentazione. Primo tra tutti, il carteggio tra Autorità anticorruzione e Comune di Ferrara, che ha costretto il Comune stesso a revocare affidamenti a Camelot.
Quindi, i copiosi articoli delle cronache (innanzitutto quelli della Nuova Ferrara, primo a dar conto della bocciatura dell’Autority e retromarcia del Comune), quindi gli interventi dei politici nostrani. Ultimi, solo in ordine di tempo, documenti e articoli sulla “contesa” politico-giudiziaria tra il vicesindaco Massimo Maisto e l’assessore Simone Merli contro il capogruppo leghista Alan Fabbri: interrogazione, denunce di diffamazione, controdenunce alla Corte dei Conti.
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