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«Le Poste non devono chiudere»

«Le Poste non devono chiudere»

Masi San Giacomo, il sindaco con la gente: ho scritto al premier Renzi e al presidente Mattarella

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MASI SAN GIACOMO. Fra due giorni, dopo 48 anni di attività, il piccolo ufficio postale di Masi San Giacomo chiuderà, in quanto ritenuto «disfunzionale e antieconomico» da Poste Italiane. Ieri mattina, davanti alla filiale di via Ariosto, 24 più di cinquanta persone, per lo più anziani, si sono radunate per il presidio organizzato dall'amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Riccardo Bizzarri e dalla vicesindaco Serena Poltronieri.

Il triste destino delle Poste di Masi San Giacomo è condiviso - nel Ferrarese - anche dagli uffici di Reno Centese, Montesanto, Marozzo, Ruina e Alberone di Ro, pochi rispetto ai 101 sportelli che l’azienda ha nel territorio provinciale, ma vitali per i residenti dei paesi e in particolare per i numerosi anziani che sono impossibilitati a recarsi in modo autonomo negli uffici di altri paesi. Qui, come altrove, sono state fatte raccolte firme, ricorsi al Tribunale amministrativo regionale, inviate lettere di diffida, organizzate assemblee, consegnate firme. Tutto, però, è risultato inutile: salvo sorprese, fra 48 ore questi sei paesi non avranno più le loro Poste.

Il sindaco Bizzarri ha esordito leggendo la lettera inviata al presidente del consiglio Matteo Renzi e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Oggi - ha poi aggiunto - siamo come Davide contro Golia, ma ci proviamo comunque». Un intervento, quello di Bizzarri, passionale, senza troppi giri di parole. «O lottiamo fino alla fine o non valeva nemmeno la pena provarci. Io mi sono messo in una situazione di grande responsabilità personale, mi sono esposto, altri non hanno avuto lo stesso coraggio». Poste Italiane, ha poi ricordato, riceve 270 milioni di euro all'anno per il funzionamento degli uffici frazionali, «soldi di noi cittadini!», aggiunge un signore dal pubblico. «Pensavamo che le Poste fossero una garanzia, una sicurezza, - rincara Bizzarri - ma evidentemente ci siamo sbagliati».

Un paese piccolo ma combattivo, quindi, guidato da un sindaco vulcanico, al fianco dei suoi concittadini. Un paese orgoglioso, seppur amareggiato. «Molta gente è senza patente, o troppo anziana per guidare - ci spiegano alcuni pensionati presenti - e non riuscirebbero nemmeno a farsi accompagnare all'ufficio di Masi Torello».

Il disagio, spiegano, è aggravato dall'assenza nel paese di una filiale bancaria e dalla scomodità degli orari del trasporto pubblico. Per questo, alcune persone stanno pensando di mettere a disposizione le proprie auto per consentire a chi ne ha necessità di spostari fino all’ufficio postale del paese più vicino. E l'amministrazione comunale, spiega Bizzarri, «cercherà di ragionare sulla possibilità di attivare il prima possibile un servizio navetta».

Andrea Musacci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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