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Allarme per la cimice che scioglie i frutti «Prevenire i focolai»

Allarme per la cimice che scioglie i frutti «Prevenire i focolai»

L’insetto di origine asiatica si è già insediato nel Modenese e colpisce mele, pere, vite, pomodoro e le colture estensive

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Il suo nome è “Halyomorpha halys” ed è una cimice di origine asiatica che già da un paio di anni assedia l'agricoltura di diverse realtà territoriali dell’Emilia Romagna e in particolare del modenese, causando ingenti danni a produzioni fondamentali per il territorio.

Colpite le pomacee, le pere in primis, ma anche la vite, le drupacee, il pomodoro e le colture estensive che letteralmente si “liquefanno”. Questo insetto fitofago, infatti, molto veloce nello spostarsi ed estremamente adattabile, punge il frutto per nutrirsi causando, in fase di maturazione, un danno che può andare da alcune aree necrotiche fino alla deliquescenza della polpa.

Un problema grave e irrimediabile, considerando che non c'è, se non in fase puramente sperimentale, nessun fitofarmaco che è riuscito debellare questa cimice che non ha, peraltro, predatori naturali.

«Al momento non ci sono tracce di questo “killer” delle colture nel ferrarese - spiega Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara - La preoccupazione delle aziende agricole è ovviamente comprensibile, visto che questo insetto si muove continuamente alla ricerca di nuovi frutti da attaccare. La nostra associazione ha monitorato in questi mesi la situazione, mantenendo contatti costanti con i tecnici del Consorzio di Difesa e possiamo dire che è davvero inutile, in questo momento, creare allarmismi. Non esiste per quest’anno nessuna evidenza che l'Halyomorpha halys abbia causato danni significativi alle colture sul nostro territorio, anche perché questa cimice è diversa dalle altre, con una livrea grigio-marrone e può arrivare a “sciogliere” il frutto quindi si tratta di una attacco molto evidente e, purtroppo, devastante per le colture. Una volta ultimata la raccolta del prodotto in campo, pensiamo che la priorità sia quella di trovare una linea di difesa preventiva per combattere la cimice e non ritrovarci in una situazione di emergenza il prossimo anno». «Chiediamo - continua Calderoni - che il Servizio Fitosanitario della Regione che ha la possibilità di controllare la situazione giorno per giorno e sta iniziando a conoscere bene questo insetto, ci aiuti a prevenire futuri focolai nel ferrarese. È evidente che il ricorso a linee di difesa dettate dall'emergenza si riveli spesso inefficace. L'unico modo per affrontare il problema è, a nostro avviso, la ricerca e la sperimentazione. L'esperienza delle province limitrofe, purtroppo, esiste e da questa si deve partire per debellare la cimice ed evitare che alcune importanti produzioni agricole della Regione siano messe a rischio». «Se uniremo le forze, iniziando a lavorare sin da ora per trovare una soluzione - conclude il presidente della Cia estense - è pensabile che il problema della cimice possa essere risolto in tempi ragionevoli. Ritengo che dobbiamo passare dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione, l'unica in grado di garantire efficacia e rispetto dell'ambiente scongiurando il rischio che taluni ricerchino rimedi o soluzioni “fai da te” spesso del tutto inutili».

Andrea Tebaldi

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