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«L’indagine della procura riporta la trasparenza»

«L’indagine della procura riporta la trasparenza»

Da Rendine (Gol) e Spath (Fdi) un plauso all’intervento della magistratura Fabbri (Lega) alla Regione: accertare eventuali nessi di parentela coop-Comune

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C’è chi saluta con un elogio l’intervento della magistratura nel caso Camelot. Proprio la procura, questa volta, è destinataria dell’applauso (metaforico) che si è levato ieri dai partiti d’opposizione. «Sta facendo un ottimo lavoro - commenta soddisfatto Francesco Rendine, consigliere comunale di Gol, il primo a sollevare il caso dei servizi per i rifugiati assegnati senza gara dal Comune di Ferrara, poi richiamato dall’Anac - Quando i cittadini hanno dei dubbi su come viene amministrata la cosa pubblica l’intervento della magistratura può portare la chiarezza necessaria. Noi vogliamo sapere se c’è qualcuno che sull’accoglienza ai profughi ci guadagna, vogliamo capire ad esempio se Camelot percepisce un utile per queste attività e se questo utile viene distribuito fra i soci finanziatori. Perché una cosa sono i soci finanziatori e una i dipendenti della coop che percepiscono uno stipendio per l’attività svolta». Tra le reazioni alla notizia dell’inchiesta pubblicata ieri dalla “Nuova” compare anche quella di Paolo Spath, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e capogruppo in consiglio comunale. «Abbiamo chiesto - scrive - trasparenza nell’assegnazione degli appalti e nei rapporti tra i vari attori in campo, una maggior correttezza nella stesura dei bandi, in conformità di quanto chiesto dall’Anac, più concorrenza per gestire meglio i fondi ed evitare un pericoloso monopolio capace di lasciare un'intera città a piedi nel caso dovesse crollare». Il capogruppo di Fdi sottolinea che «ci sono in ballo milioni di euro di soldi pubblici, fa poca differenza se provenienti dalle esigue casse del Comune di Ferrara, da fondi nazionali o europei». Alla richiesta di trasparenza, rileva, la risposta è stata «minaccia di querele, voce grossa, alzata di scudi a difesa di un certo status quo, arroganza, cercar di nascondere e insabbiare tutto. Finalmente dalla procura è partita un'indagine formale e la giustizia farà il suo corso. Ma la politica non smetterà di vegliare sull'aspetto etico, di opportunità e di correttezza verso la città». Attacco su tutta la linea da parte della Lega Nord, il cui capogruppo regionale, Alan Fabbri, è stato querelato dall’assessore comunale Simone Merli e dal vicesindaco Massimo Maisto per le affermazioni contenute in un’interrogazione regionale sul caso annunciata ai giornali ma presentata e protocollata diversi giorni dopo. Fabbri ha presentato un accesso agli atti in Regione, «che avrà cinque giorni di tempo per rispondere ma potrà chiedere una proroga». L’esponente del Carroccio osserva «come anche la Regione (attraverso l’Agenzia regionale di Protezione civile) abbia, negli scorsi anni, liquidato nove fatture a Camelot», riporta un comunicato, e chiede che siano esplicitati gli eventuali «legami di parentela, fino al secondo grado (fratello-sorella) o eventuali relazioni di coniugio (marito-moglie) tra gli attuali soci della cooperativa sociale Camelot e gli attuali vertici (dirigenti e assessori) del Comune di Ferrara». Chiede inoltre «di avere copia del curriculum vitae, professionale e politico, dell’attuale consiglio di amministrazione della cooperativa sociale Camelot di Ferrara. Ferma restando - aggiunge Fabbri - la professionalità degli operatori» della coop che non viene messa «in discussione». Sempre in Regione, il capogruppo di Forza Italia Galeazzo Bignami ha presentato un’interrogazione nella quale chiede «se la Regione ritenga di dover formulare apposite linee guida per chiarire definitivamente le modalità di assegnazione degli appalti relativi all’accoglienza dei migranti sul territorio regionale». (gi.ca.)

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