La mazza dell'humanitas la darei in testa a....
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
FERRARA. La provincia è tarda, lenta e malmostosa. Ma ogni tanto è salutare ricredersi. Quello che è sembrato un azzardo storico, un paragone errato con la tragedia incomparabile della Shoah, in cinque giornate è invece diventato una chiave di lettura di intellettuali, commentatori e giornalisti: la nostra indifferenza è complice dell’olocausto dei migranti.
Ecco, cinque giorni fa, con la sua lettera ai cittadini e alle cittadine di Ferrara, il sindaco Tiziano Tagliani ha spiegato la connessione - poi male interpretata o manipolata - che a Pontelagoscuro aveva esposto occupandosi di migranti: “Sono convinto che tra cinquant’anni i nostri nipoti leggeranno questi comportamenti esattamente come noi giudichiamo il silenzio dei nostri nonni di fronte ai campi di concentramento”. Chiaro. E così inedito d’avere anticipato tutti i ragionamenti nazionali e internazionali che ora allagano i giornali e pervadono le televisioni.
È salutare ricredersi: l’humanitas della provincia è viva e rapida. Riesce a rompere gli schemi, e a correre con il resto del mondo sull’autostrada tra Budapest e Vienna, sulla spiaggia turca di Bodrum, attorno al corpicino di Aylan, 3 anni, siriano di Kobane, scivolato dalle mani del padre e finito in mare con il fratello e la mamma. È salutare ricredersi.
Non solo per il compianto su quel bimbo che sognava il Canada, o perché è la rappresentazione della massa di donne e uomini in barca o in marcia verso i confini europei. Ma perché la nostra humanitas è andata a farsi friggere.
Non è una mia svenevolezza catto-latina impugnare come una mazza ferrata questa parola, bensì un punto fermo, una replicazione del dna di noi europei, occidentali, italiani, ferraresi essere all’altezza della civiltà. La quale non è fatta di gesti monumentali, ma di parole pronunciate e scritte, di comportamenti quotidiani. È una questione di pensiero.
Ecco allora che a chiusura di questa settimana la mazza ferrata dell’humanitas la darei in testa a tre cittadini della nostra provincia: a Nicola Naomo Lodi, a Luana Veronese e a Fabio Bergamini. Il primo è un leghista d’avanguardia che quando l’ho definito Ringo invece di incaponirsi è diventato ancor più intrepido. Visita e documenta i luoghi occupati abusivamente e ogni illecito micro e macro che gli capita sotto il telefonino per poi passare da tv e giornali per denunziare i fatti col credo del suo partito. Ha fatto un salto di qualità tessile. Come Salvini, che ha una carta geografica di felpe, questo Naomo ha indossato un t-shirt con la scritta “Tagliani a casa!”. Detto fatto ha postato l’autoritratto nel suo profilo Facebook con questa esplicazione: “Ferrara sta tremando! Chi indosserebbe questa maglia?? Presto Francesco Marangoni ne dovrai fare a centinaia! Ringoruspa!”. I commenti che seguono sono di approvazione: Lodi è infilato nella parte western e del movimento terra. Il confronto politico ha per baricentro la t-shirt e serve per carburare gli animi in vista dell’arrivo di Salvini al centro di accoglienza profughi di Pontelagoscuro, il 10 settembre.
Facebook è considerato un mondo a parte, senza rete lessicale. Scrivi quel che vuoi, sei libero. È noto il post che la Luana Veronese di Copparo ha dedicato a un video della presidente della Camera Laura Boldrini su noi e i migranti. La consigliera comunale, già grillina e ora indipendente, il 30 agosto ha scritto: “Ma questa ebete che cosa si fuma? Ma portateli tutti a casa tua ed impara il loro stile di vita dopo che ti hanno violentata e derubata! Mo fat dar in…”. La Veronese ha successivamente modificato il suo squisito ragionamento: “Ma questa cosa si fuma? Ma portateli tutti a casa tua ed impara il loro stile di vita dopo che ti hanno fatto ciò che hanno fatto a molti italiani!”. Il Pd e il sindaco di Copparo le hanno chiesto di dimettersi. Lei ha replicato che cercano lo scoop giornalistico, che spiano il suo profilo, che probabilmente avrà usato dei toni duri e poco appropriati, che il vicesindaco Berneschi, sempre Pd, aveva definito pubblicamente “letamai” gli oppositori. L’incultura sprofonda nel confronto infantile: dici le parolacce tu, allora le dico anch’io. La Veronese esaurisce la sua difesa chiedendo scusa a chi eventualmente si è offeso “ma per me la vicenda finisce qui”. Proprio qui ri-sbaglia lei, e temporeggia il sistema giudiziario. Lei, e quelli che ritengono i social network luoghi dove sussiste la licenza di ingiuriare, andrebbero perseguiti d’ufficio per diffamazione aggravata. Ormai l’impunità è una fede.
Infine un colpo di humanitas lo riservo al sindaco leghista di Bondeno, Fabio Bergamini, che ha dato mandato agli uffici di verificare la possibilità di aumentare alle stelle Imu e Tasi a chi affitta casa ai profughi. Tasse razziste, dunque, punitive per esibizione ed esclusione, costituzionalmente inconcepibili. Non credo che il primo cittadino sia finito total body con teletrasporto nella galassia salviniana e, per imitazione, di Fabbri. Fino a poco fa Bergamini è stato uno spirito indipendente, lavoratore in prefettura, ufficio stranieri, dove ha attraversato ed è stato attraversato da un’umanità sbandata, vagante. E là non si è mai immaginato d’essere un Ringoruspa. Ogni tanto è salutare ricredersi.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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