Stavolta il silenzio ha fatto il bis
Ci sono state un paio di occasioni nelle quali la franchezza e l’opportunità politica sarebbero state utili. Molto utili. Avrebbero immesso in un solco rettilineo la notizia dell’inchiesta aperta...
Ci sono state un paio di occasioni nelle quali la franchezza e l’opportunità politica sarebbero state utili. Molto utili. Avrebbero immesso in un solco rettilineo la notizia dell’inchiesta aperta dalla procura, data ieri dalla Nuova Ferrara.
La prima occasione era stata la conferenza stampa del 24 agosto in municipio. Il sindaco Tagliani nella Sala degli Arazzi aveva spiegato perché la delibera di revoca dell’affidamento di incarichi a Camelot del 7 agosto non era stata immediatamente resa pubblica (come tutte le altre) dall'assessore Sapigni.
Assessore al quale, il giorno stesso sulla Nuova, avevamo argomentato il motivo delle esortate dimissioni: principalmente il suo silenzio su un tema tanto acuto.
La seconda occasione risale al 3 settembre, quando i vertici di Camelot hanno illustrato la loro attività al nostro giornale, nel pieno della polemica politica e delle autodenunce, controdenunce ed esposti tra il leghista Fabbri e il vicesindaco Maisto e l’assessore Merli. Camelot circa gli affidamenti dal Comune ha dichiarato: «Ci chiamano perché siamo competenti. Non siamo noi a decidere».
Constatiamo che il 24 agosto e il 3 settembre tutti gli attori sapevano perfettamente dell’inchiesta e dell'avvenuta acquisizione di documenti in Comune. Sennonché, con cura, non ne hanno fatto cenno. Oggi il sindaco risponde correttamente e saggiamente. Ma è il 6 settembre.
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