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Pepato dibattito tra Marattin, sateriale e Maiarelli alla festa PD

«Cgil corporativa? Non dire sciocchezze»

C'è una macchina ferma: come si fa a farla ripartire? È attorno a questa metafora che è ruotato il dibattito tra due uomini di sinistra (ammesso che entrambi accettino di essere definiti in questo...

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C'è una macchina ferma: come si fa a farla ripartire? È attorno a questa metafora che è ruotato il dibattito tra due uomini di sinistra (ammesso che entrambi accettino di essere definiti in questo modo) che hanno fatto il salto dal Comune di Ferrara alla scena nazionale: l'ex assessore al bilancio Luigi Marattin, oggi componente del Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica del governo, e l'ex sindaco Gaetano Sateriale, oggi coordinatore del Piano per il lavoro della Cgil nazionale.

Con loro, sabato scorso alla festa de l'Unità di Pontelagoscuro, si è seduto anche il presidente di Unindustria Riccardo Maiarelli. Le ricette sono diverse, anche se i due nel portafoglio hanno la stessa tessera di partito («quando l'ho rinnovata ho chiesto se avrei dovuto pagare di più per dire quello che penso», ha scherzato l'ex sindaco).

Per Marattin, dopo il Jobs Act i due «bubboni» ancora da aggredire sono la pressione fiscale, «perché con il 65,5% di tasse su chi fa impresa e produce non si va da nessuna parte», e la pubblica amministrazione. Sateriale non è convinto. «Io mi sono laureato in economia quando all'università insegnavano professori come Andreatta, Prodi e Quadrio Curzio, insomma non gente di sinistra. Se a un esame avessero chiesto a uno studente come far ripartire un paese in cui investimenti e consumi sono fermi, e lo studente avesse parlato di rendere più fluidi i rapporti di lavoro, più efficiente la pubblica amministrazione, meglio distribuita la ricchezza con il fisco, lo avrebbero invitato ad andare al nocciolo. Se avesse proposto gli ottanta euro l'avrebbero mandato via».

Per l'ex sindaco la risposta è una sola: investimenti pubblici. Proprio la risposta che l'ex assessore non vuole sentire. «Nell'attesa della ripresa riformiamo il mercato del lavoro - ha detto Marattin - perché altrimenti non la agganceremo nemmeno quando arriverà. E poi dubito che Prodi o Quadrio Curzio avrebbero risposto così: temo che quando Gaetano parla di spesa pubblica abbia in mente Roosevelt, ma a me vengono in mente il Mose e l'Expo, il tutto pagato espandendo il debito come negli anni '80».

Posizioni distanti anche sulla riforma costituzionale. «Sognano un Presidente del Consiglio non eletto e controllato da nessuno: se lo stesse proponendo Forza Italia noi staremmo facendo un casino pazzesco», ha attaccato l'esponente Cgil. «Renzi sarà sprezzante, ha un carattere per cui o lo si ama o lo si odia, ma negli ultimi tempi non c'è stata una rappresentanza sana: i corpi intermedi sono stati blocco e non rappresentanza, corporativismo e non sfida» ha sostenuto allora l'ex assessore, beccandosi un'immediata bacchettata da Sateriale: «Ci voleva proprio uno della tua generazione per dire che la Cgil ha svolto un ruolo corporativo. Ti voglio bene e ti perdono questa stronzata». Sateriale ha rivelato alla platea di Ponte un retroscena: «C'è un ministro ferrarese - Dario Franceschini, ndr - che racconta che i Consigli dei Ministri non sono esattamente una palestra di democrazia».

A Maiarelli, in un simile dibattito tutto interno alla sinistra non è rimasto che ricordare come il Jobs Act non abbia creato nuovi posti di lavoro, pur migliorando la qualità di quelli esistenti, invocare investimenti in infrastrutture ed esprimersi contro il taglio della tassa sulla prima casa.

Gabriele Rasconi

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