«Fotovoltaico e crac Spal, tutti a giudizio»
Lo chiede il pm Proto, udienza in tribunale il 2 dicembre per Butelli e Turra. I dirigenti Hera a Bologna
«Tutti a giudizio per il fotovoltaico Spal»: lo chiede la procura (pm Nicola Proto) all’Ufficio Gip e per questo motivo, il 2 dicembre, 6 imputati, primo tra tutti l’ex patron della Spal 1907 (l’attuale gestione è estranea a questo caso), Cesare Butelli, dovranno presentarsi davanti al gup per le accuse, a vario titolo, di bancarotta e truffa. Altri due imputati, i massimi dirigenti di Hera, invece, sono stati stralciati e la loro posizione verrà discussa a Bologna per l’accusa di frode fiscale. Si conclude così, almeno sul fronte delle indagini e dell’inchiesta, il caso fotovoltaico-Spal che per tre anni ha visto impegnati gli inquirenti per capire cosa vi fosse dietro la più grande operazione di marketing sportivo, con la Spal, società di calcio professionista che - secondo l’idea iniziale - avrebbe dovuto finanziarsi con i proventi del parco fotovoltaico, producendo energia e incassando soldi per pagare giocatori e altro. Una idea che si concretizzata, ma che ha portato oltre al fallimento della Spal 1907 anche tanti guai giudiziari: per Cesare Butelli l’accusa è di bancarotta per distrazione per essersi, secondo l’accusa, impossessato di 3 milioni di euro, e truffa per altri 5 imputati, le imprese che costruirono e gestirono il parco fotovoltaico per un raggiro allo Stato di 10 milioni di euro. Anche Remo Turra, titolare della società Turra Energia di Brescia, che realizzò l'impianto fotovoltaico, subentrato come socio di Butelli, dovrà rispondere di concorso in bancarotta per distrazione per 500mila euro. Il reato di truffa da oltre 10 milioni è contestato a Butelli e Turra e altri imprenditori legati al gruppo Turra: Luca Turra, legale rappresentante della Ferrara Energia, Tommaso Franzini della Global Consulting, Andrea Venturelli della Tunve Energy e Luca Garioni di Europesun: l’accusa aver percepito, ingiustamene e non dovuti, incentivi del Conto energia nazionale per 10milioni 395mila euro. Gli ultimi due indagati, i vertici di Herambiente, Filippo Brandolini e Claudio Galli, sono accusati di falso ed evasione fiscale: il pm Proto ha deciso il trasferimento delle posizioni a Bologna per competenza: Hera, proprietaria del terreno di Cà Leona, avrebbe trasformato i diriti di superficie incassati come rimborso e non ricavi abbattendo così l’Ires, per un'evasione di 825mila euro.
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