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L’ultimo uomo della Salina si racconta

L’ultimo uomo della Salina si racconta

Comacchio, Francesco Farinelli: aspetto gli eredi, quest’anno avremmo potuto produrre 400 quintali di sale

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COMACCHIO. E’ ormai prossimo alla pensione, Francesco Sante Farinelli, 63 anni, l’ultimo erede di una tradizione secolare, quella dei salinari comacchiesi. Nei giorni scorsi il sindaco Marco Fabbri ha accennato al disegno per pieno recupero delle saline, chiuse dal 1984, affinchè si possa presto tornare ad estrarre il sale, ma anche per offrire nuovi sbocchi di lavoro in un contesto di ulteriore valorizzazione dell’eco-turismo locale «Ho cominciato come tornitore alle macchine del sale – spiega Farinelli – e tutta la mia esperienza è maturata sul campo. Dal 1984 si fa solo movimentazione delle acque, per non farle diventare palude. Ho visto i miei colleghi, in parte trasferiti a Mesola alla Manifattura dei Tabacchi, andare tutti quanti in pensione». Il progetto di messa in sicurezza idraulica di cui parlava il sindaco nei giorni scorsi, è fondamentale per il necessario equilibrio delle acque all’interno delle saline, suddivise in 32 ettari di vasche salate e 5 ettari di salina in cui si faceva evaporare l’acqua e dove sino al 1984 si producevano 150mila quintali di sale. Farinelli è dunque l’ultimo esponente di generazioni di maestranze depositarie di una tradizione lagunare, che ora si vuole recuperare ed incentivare. «Il mio compito è tenere in moto le pompe idrovore – specifica Farinelli – per mantenere in circolo le acque, nel rispetto di un accordo di gestione tra Parco del Delta, di cui sono dipendente, il Comune e l’Ispra. Le saline sono anche uno dei siti europei più importanti per l’ornitologia, dove è rappresentato il maggior numero di specie di uccelli». Alla soglia della pensione, Farinelli auspica di passare il testimone a giovani motivati, capaci di restituire a nuova vita un comparto, quello delle saline, in cui «grazie alle condizioni atmosferiche favorevoli, con tanto sole e giornate ventilate – commenta il salinaro – quest’anno saremmo riusciti a produrre almeno 400 quintali di sale, se non ci fosse stata la mareggiata che il 5 e 6 febbraio scorso ha rotto gli argini in salina, facendo alzare il livello all’acqua del canale, che l’ha allagata». Anche i fenicotteri rosa, ormai stanziali, pur continuando a pasturare in salina, offrendo ai visitatori uno spettacolo naturale di bellezza ineguagliabile, per le stesse ragioni quest’anno si sono spostati a nidificare nelle valli grandi, tra l’Oasi della Punta e Tre Motte. «Il piano di intervento idraulico sta andando avanti – conclude Farinelli – perché nei giorni scorsi sono passati i tecnici del Cadf, per fare una serie di verifiche». Per ripristinare l’estrazione del sale occorrerà realizzare vasche di evaporazione dell’acqua, sino al quarto grado di evaporazione. Il periodo di lavoro maggiormente intenso è la primavera. Se si considera che già in epoca etrusca e successivamente durante l’età augustea esisteva un florido centro di produzione e commercializzazione del sale, si coglie quanto sia remota la tradizione dei salinari comacchiesi.

Katia Romagnoli

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