Profughi, il vescovo di Ferrara: "Accoglienza responsabile"
Monsignor Negri dopo l'esortazione del Papa: "No alle ruspe ma anche al venite tutti". Guerra di difesa all'Isis
Il Papa ha fatto l’appello e i vescovi hanno esultato. Si sono immediatamente messi a disposizione. Lei invece ha aderito, ma puntualizzato che ci sono problemi. Potrebbe sembrare una resistenza o un “forse non ce la facciamo”. Monsignore, che dice?
FERRARA. «Non abbiamo riferito che non ce la facciamo. Ma che dovremo prendere delle decisioni coerenti con eventi che il Santo Padre non può conoscere. Ad esempio le conseguenze del terremoto, il disagio per il novanta per cento delle chiese, la non utilizzabilità delle canoniche, l’imponente impegno caritativo che rende esangui le nostre disponibilità. Io voglio fare un gesto di responsabilità: tocca a me accogliere il messaggio del Papa e vedere come potrà essere attuato».
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.12063912:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/mondo/migranti-appello-del-papa-alle-parrocchie-ognuna-accolga-una-famiglia/44699/44837]]
Ma gli altri vescovi…
«Non voglio fare la figura del figlio buono narrato nel Vangelo, quello che dice di andare a lavorare e poi non ci va. E non voglio nemmeno fare la figura del figlio cattivo che dice non vado e poi ci va. Io voglio fare il figlio responsabile. Credo che il Papa abbia bisogno di figli responsabili, non di adulatori o di contestatori».
Una famiglia per ogni parrocchia. Ma parrocchia non vuol dire canonica. Significa anche casa, appartamento, qualsiasi alloggio nell'ambito territoriale della parrocchia. Non è che i profughi devono vivere col prete.
«No. Spero che non stiano col prete. I più grossi problemi che abbiamo avuti come clero nella nostra diocesi e non posso dir di più, perché altrimenti mi mettono in galera, nascono da ricatti che sono stati fatti ai sacerdoti da gente improvvidamente ospitata in canonica, e che poi ha preteso di poter occupare la canonica. Senz’altro, quindi, nessuno entrerà in canonica. Mentre strade possibili sono che la parrocchia affitti un appartamento in favore di queste famiglie. E dico di più: non è incongruo che la diocesi dia un aiuto per queste spese d'affitto. Le cose bisogna farle bene. I grandi proclami possono essere accolti in maniera non responsabile. Ripeto, io voglio essere un figlio responsabile di questo Papa».
Già immagino qualche reazione: ah, però l'arcivescovo di Ferrara se ne sta in un palazzo smisurato. Perché non ospita lì qualche famiglia?
«Vengano a vedere il palazzo. Non c’è un altro appartamento utilizzabile. Ospitare persone in queste strutture segnate dal terremoto significa mettere a repentaglio la loro incolumità. Se proprio devo andare in galera - ed è probabile - ci vado per la fede».
Non è la prima volta che dice che per fede lei andrà in galera. Cioè per fede è disposto a tutto. Come il suo collega della diocesi irachena di Erbil, Bashar Matti Warda che invoca gli italiani perché diano una mano ai cristiani di laggiù, ed evoca un intervento di truppe di terra con lo Stato Islamico.
«Stiamo valutando le possibilità di accogliere a Ferrara preti che possono essere formati più adeguatamente, cioè seminaristi, più aiuti economici e materiali in loco. Spero che questo passaggio della Ue dalla chiusura totale e isterica a un’apertura che spero non sia altrettanto emozionale, faccia considerare una dottrina che non è mai stata negata, ed è stata aggiornata in modo significativo da Giovanni Paolo II ai tempi delle vicenda balcaniche. C'è pure il diritto a una guerra di difesa».
Il suo collega monsignor Warda infatti si riferisce a una “forza minima necessaria”. Che cosa significa?
«Sul piano tecnico non lo so. Non sono un militare. Dico soltanto che se lo Stato Islamico nei suoi vertici non si trova dinnanzi un’opposizione obiettiva non avremo neanche l’idea della consistenza di questa cosa. L’Europa e il mondo non devono prevedere una difesa elementare e minimale? Nel tempo questa soluzione è stata praticata per difendere dei valori. La domanda è più radicale ed è sull'Occidente: l'Occidente ha ancora dei valori per cui vivere e per cui muore? Io ho dei dubbi: ecco perché la difesa è soltanto proclamata, emozionale. Per avere il coraggio di morire per la propria fede, bisogna avercela».
Domani a Pontelagoscuro c’è la protesta leghista davanti al centro di accoglienza dei profughi. Come la vede dall’arcivescovado?
«Non intendo intervenire su nessuna forza politica. Dico che se si vogliono affrontare problemi come questi, si devono affrontare con serietà, cercando di tenere presenti tutti i fattori e individuando delle linee risolutive reali. L’accoglienza indiscriminata e le ruspe sono due forme di una reattività istintiva che non costruisce la società. La nostra società si sta distruggendo sotto i nostri occhi è stata creata da culture forti, non solo quella cattolica, socialista, comunista, autenticamente liberalista, quelle che hanno fatto uscire il nostro Paese dalla dittatura e operata la ricostruzione. Non bisogna credere che le soluzioni nascano da questioni tecniche o ideologie a basso livello. Qui si sbaglia. Se mi invitassero andrei volentieri a discutere... Ma di problemi reali, non a gridare. Perché questi urli vengono dimenticati l’ istante dopo che sono stati levati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
