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Un ferrarese e una strategia per la Fitd

di Marcello Pradarelli
Un ferrarese e una strategia per la Fitd

Capatti o Maiarelli? Il nome da inserire nel cda dovrebbe essere legato al futuro che si immagina per la banca

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Il Fondo Interbancario si appresta a sottoscrivere l’aumento di capitale da 300 milioni ad esso esplicitamente destinato dall’assemblea della Carife del 30 luglio che ha recepito le linee dei commissari di Bankitalia. I tempi potrebbero allungarsi un po’, visto che il Fitd e il sistema bancario nazionale sono alle prese con altre due operazioni di salvataggio che riguardano Banca Marche e Banca Etruria: anche questi due istituti sono commissariati, ma mentre il percorso di Carife è giunto di fatto alla fine, per Marche ed Etruria la situazione è più fluida. I movimenti e le voci di questi giorni - che si sono spinte fino a ipotizzare l’improbabile costituzione di una holding che dovrebbe prendere sotto la propria ala le tre banche commissariate - sono ascrivibili in larga parte ai tormenti legati alla scadenza del “bail-in”, la norma europea che dal 1º gennaio 2016 non consentirà più interventi come quello del Fidt per irrobustire il patrimonio di Carife. Di qui la necessità e l’opportunità di chiudere possibilmentre entro l’anno anche le due partite rimaste aperte.

L’operazione Carife è onerosa ma non troppo per Fidt (300 milioni), mentre la soluzione per Marche-Etruria è decisamente più dispendiosa, viaggia attorno al miliardo di euro.

L’interferenza di Marche-Etruria sul dossier Carife più che riguardare il presente e l’immediato futuro, riguarda la prospettiva. Se sarà il Fitd ad accollarsi la ricapitalizzazione delle tre banche, bisognerà anche delineare per Carife, Banca Marche e Banca Etruria una strategia che dia ai salvatori - che poi sono di fatto gli istituti di credito italiani più grandi, da Banca Intesa a Unicredit - sufficienti garanzie sull’esito delle stesse operazioni, che non possono risolversi in (gravi) perdite. Queste banche sono in grado di rimettersi in carreggiata? In quanto tempo? Poi cammineranno con le loro gambe? O proseguiranno il cammino al fianco di un grosso partner che prima o poi subentrerà al Fidt?

È dentro questi scenari che si inserisce anche la prossima tappa della nuova Carife: la scelta dell’”unico ferrarese” che entrerà nel consiglio di amministrazione dominato da Fidt.

In questo momento circolano i nomi di due ingegneri: Sergio Cesare Capatti, fino a poco tempo fa presidente di Cedacri, e Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione Carife e di Unindustria Ferrara. Dire che sono due nomi in competizione è corretto, ma può anche essere fuorviante. Il “ferrarese” dovrà avere il gradimento del Fitd e dovrà passare al vaglio di Bankitalia che esaminerà uno a uno i profili dei candidati al cda di Carife. Ma soprattutto dovrebbe essere un “ferrarese” funzionale al disegno che si ha in mente per il domani di Carife dopo la cura Fitd.

Le possibilità sono riducibili schematicamente a tre: 1) la banca torna a operare in piena autonomia come prima del 2013 o quasi (ad esempio alleata con un partner di pari grado); 2) fusione per incorporazione in un grosso istituto; 3) spezzatino e messa in vendita a più offerenti .

All’ipotesi n.1 si lega meglio il nome di Maiarelli come portatore riconosciuto degli interessi economici locali. L’ipotesi n. 2 si sposa meglio con il nome di Capatti, che ha un’esperienza in fatto di fusioni (iniziò negli anni Novanta con quella tra Carife e Credito Agrario di Ferrara, poi con quella tra 17 Consorzi Confidi dell’Emilia Romagna, quindi con le fusioni dell’universo Cedacri). Per l’ipotesi n.3, invece, si può fare anche serenamente a meno di un ferrarese visto che verrebbe chiamato nel cda solo per assistere alla fine della storica vicenda Carife.

In Fondazione, nei palazzi del potere e anche nelle case delle famiglie e nelle sedi delle imprese, sono tutti interessati a conoscere la strategia che guiderà le mosse del Fondo Interbancario. Per il momento non arrivano notizie e fino a che non arriveranno nemmeno ha ragione di essere convocato il cda della Fondazione per discutere del futuro assetto di Carife e per presentare al Fitd un candidato o una rosa di candidati per il posto che spetta a Ferrara nel consiglio di amministrazione della nuova Carife.

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