La tragedia di Tarik all’Ursa
Già in aula il processo: 8 marzo. Aperta una nuova seconda indagine
Il quarto operaio che morì all’alba del 20 maggio 2012 è Tarik Naouch, ventinovenne di origini marocchine, che venne colpito da una trave la notte del sisma all’interno del capannone Ursa di Stellata di Bondeno.
Per la sua morte è già in corso un processo, fissato al prossimo 8 marzo e che vede imputati (dopo una selezione di indagati e supplementi di altre indagini) l'ex ingegnere capo della Provincia di Ferrara, Mauro Monti, in qualità di collaudatore finale dell'opera e il progettista dei capannoni Pierantonio Cerini di Arezzo, mentre la procura - il pm Nicola Proto - ha riaperto le indagaini e sta valutando nuovi capi d’accusa a carico di altri due indagati, il costruttore e il progettista di una trave del solaio del capannone che cedette e provocò il crollo della copertura.
Questo aspetto è emerso durante il dibattimento nella udienza preliminare, e in quella sede la procura - su sollecitazione del legale Claudia Tassinari e dei tecnici, gli ingegneri Mazzolani e Formisano, che assistono la famiglia della giovane vittima - aveva prosciolto due tecnici indagati, riaprendo le indagini su una trave del tetto dell' Ursa, risultata senza armatura interna e così omologata.
In un primo momento, infatti, la causa del crollo era stato individuato in un inadeguato sistema di appoggio tra travi e piloni (mancanza di fermi o bulloni), mentre ora è emerso che nel punto di appoggio col pilone, la trave - poi crollata - non aveva armatura: ed è stato accertato che questa era progettata, costruita e omologata in questo modo, non sicuro: da qui i possibili profili di responsabilità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
