Manuzzi e Dondi indagati per i morti nei capannoni
Dopo terremoto, i titolari di Ceramica S.Agostino e Tecopress accusati dalla procura
Le norme per la ricostruzione del dopo terremoto hanno imposto l’obbligo, a tutti gli imprenditori, di «legare» (ancorare e fissare travi , piloni, pannelli prefabbricati) le strutture portanti dei capannoni industriali esistenti, e così tutelare sicurezza dei lavoratori ed evitare crolli.
Ferrarese zona sismica. Ma visto che è stato deciso solo dopo la tragedia del terremoto del maggio 2012, non si doveva esigere dagli imprenditori anche prima, poichè il Ferrarese è considerata zona sismica dal 2003? Dopo tre anni di accertamenti, perizie e controperizie, riaperture e supplementi di indagini, la procura di Ferrara ha trovato risposta a questa domanda, per capire se si potevano (dovevano) evitare le tragedie degli operai al lavoro all’alba del 20 maggio 2012, quando le scosse fecero crollare i capannoni dove stavano lavorando, uccidendoli.
Dentro gli imprenditori. La risposat l’ha data il pm Ciro Alberto Savino chiudendo le ultime indagini sui crolli aTecopress di Dosso e Ceramica S’Agostino chiamando in causa, per la prima volta, gli imprenditori per violazioni della tutela sui luoghi di lavoro e per non aver messo in sicurezza i capannoni stessi: l’atto di fine indagine è stato notificato a Ennio Manuzzi, titolare Ceramica S.Agostino ed Enzo Dondi, titolare della Tecopress di Dosso perchè nel crollo dei capannoni delle due aziende morirono tre operai, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni a S.Agostino e Gerardo Cesaro a Tecopress.
Gli obblighi del dopo sisma.Le inchieste chiuse dal pm Savino in realtà sono dei supplementi di indagine (Manuzzi e Dondi erano già stati indagati per altri profili e pendeva già la richiesta di archiviazione) che furono sollecitati proprio dai legali dei familiari delle vittime. Il principio alla base delle nuove accuse è semplice: le normative per la ricostruzione del dopo terremoto hanno imposto agli imprenditori di mettere in sicurezza i capannoni esistenti con ancoraggi alle pareti e tra piloni e travi di copertura: obbligo imposto oggi della «legatura» delle strutture per impedirne il crollo visto che prima del sisma erano solo appoggiate e solo il peso della struttura garantiva la tenuta, e dunque la legatura era «esigibile» - ipotesi d’accusa - anche prima del terremoto.
Nessun obbligo giuridico. Dal 2003, infatti, la zona di San Agostino e il Ferrarese sono stati inseriti nelle mappe a rischio sismico e dunque, nell’ottica di salvaguardare luoghi di lavoro, gli imprenditori avrebbero potuto e dovuto - pur senza un obbligo giuridico, circostanza importante e fondamentale per le difese, nei prossimi atti - modificare le strutture, installando tra travi e piloni semplici cavicchie, perni, ancoraggi, legature: se fossero stati installati, probabilmente non vi sarebbero state vittime. Nè qui, nè altrove.
Due responsabili sicurezza. Altro aspetto, le norme della sicurezza sul lavoro, del tutto violate secondo la procura: da qui la responsabilità anche per due nuovi indagati, i responsabili della sicurezza di Tecopress (Elena Parmeggiani) e Ceramica Sant’Agostino (Andrea Fipertani). Anche questo aspetto tecnico-giuridico - da valutare e che dovrà esser sottoposto al vaglio dei giudici - è innovativo: nelle aziende debbono essere valutati tutti i rischi anche in caso di terremoto, per cui debbono essere indicati spazi e percorsi di fuga e informati gli operai.
Troppo lontani per fuggire.
Ma se un operaio è troppo distante dall’uscita o da una trave portante che possa impedirne lo schiacciamento, cosa deve fare? La procura, dopo aver consultato i propri consulenti si è convinta che nei due casi di S.Agostino e Tecopress (quest’ultima in misura minore, visto che in Tecopress si salvarono una decina di operai e solo Cesaro, il più lontano, morì sotto il crollo) non sono state rispettate le norme di sicurezza antisismiche. Tanto che, questa la riflessione degli inquirenti che non compare negli atti ma viene evidenziata nei nuovi capannoni antisismici, si ricorre alla costruzione di camere antiterremoto, a protezione di chi non ha spazi nè vie di fuga.
Camere antiterremoto. Teoria? Nessun obbligo giuridico o normativo che lo imponga? Forse, ma perchè solo dopo tragedie e morti o infortuni ci si sofferma su questi problemi? Non sarebbe meglio farlo in via preventiva? Questo l’altro principio alla base delle nuove tesi della procura, che per la prima volta contesta, di fatto, la morte degli operai come infortunio sul lavoro. Dopo la lettura degli atti, plaudono i legali dei familiari delle vittime, mentre si dicono perplessi i difensori. Sarà dunque uno scontro giuridico di altissima levatura, che farà scuola, comunque andrà a finire.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
