A piedi scalzi per Ferrara
In circa quattrocento alla marcia di sensibilizzazione e solidarietà con i migranti di tutto il mondo
FERRARA. Arrivano davanti alla chiesa di Sant’Antonio Abate in sneakers, mocassini, infradito. Ma quando si parte da via Saraceno ecco i piedi nudi, il segno della solidarietà nei confronti di chi con sofferenza cammina in paesi stranieri in cerca di una vita migliore.
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In circa quattrocento “donne e uomini scalzi” marciano per chiedere, accoglienza degna e rispettosa per tutti, corridoi umanitari per vittime di guerre e dittature, chiusura e smantellamento dei luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti, creazione di un sistema unico di asilo europeo. In marcia, come il giorno prima hanno fatto alla Festa del cinema di Venezia e da lì l’appello si è diffuso un po’ ovunque. L’inizio magari è un po’ imbarazzato e c’è da evitare i “ricordini” del cane lasciati per strada dal padrone (boicottaggio?). Sorrisi dei tanti bambini accompagnati dai genitori.
C’è la Ferrara delle associazioni, dei sindacati e dei partiti: tanto Pd (il segretario comunale Renato Finco impugna il megafono) e Cgil, della giunta ecco le assessore Chiara Sapigni e Roberta Fusari, poi il presidente dell’Ente Palio Alessandro Fortini. Un prete come don Domenico Bedin assieme a laicissimi, come il radicale Mario Zamorani. Musulmani come tre giovani profughi ospitati alla Casona: loro sì, il viaggio “scalzo” l’hanno fatto davvero.
Tante idee sul perché si è scelto di esserci. “Sono qui per testimoniare solidarietà ai migranti, siamo parte tutti di un’unica umanità”, spiega Giovanna, qui con la figlia di cinque anni. Mentre Enrico dice che “l’emergenza non può attendere: camminiamo e basta demagogia razzista su questi temi”. L’antropologia “ruspista” è agli antipodi.
Lungo via Mazzini e sul Listone si leggono brani di “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda, quindi “Racconti di uno” di Erri De Luca e “L’orda” di Gian Antonio Stella. Alla fine, in piazza Duomo, si promette di restare in contatto e si forma il tavolo “Ferrara che accoglie” per “trovare ogni giorno la maniera più adeguata per esprimere la nostra solidarietà”.
Qualcuno prosegue senza scarpe anche in corso Martiri. Di fronte alla Curia, in disparte, c’è monsignor Luigi Negri. Eccellenza, ha visto il corteo dei piedi nudi? “Ma dove, qui?”, risponde il vescovo. Sì, c’era anche don Bedin e partecipava anche la Caritas diocesana. “Ho già parlato troppo – replica il presule -, lasciamo passare”. Più che una benedizione, un’assoluzione. O forse nemmeno quella.
Fabio Terminali
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