Lettera dal carcere di Ferrara: "Dentro di me vergogna e dolore, abbiate misericordia"
Mariusz Chowaniak dall’Arginone si rivolge ai parenti di Leda Avanzi La donna di 94 anni fu uccisa durante una rapina nel 2012
FERRARA. La lettera di Mariusz Chowaniak è stata spedita da via Arginone 327, la casa circondariale di Ferrara dove il giovane polacco di 28 anni è detenuto dal 9 settembre 2012. Due giorni prima, nella tarda mattinata del 7 settembre, insieme a due coetanei rumeni, Chowaniak si era reso protagonista di una sciagurata rapina finita con la morte di Leda Avanzi, che aveva 94 anni e abitava in via Bologna 57. Doveva essere un colpo apparentemente semplice. Mariusz Chowaniak conosceva bene la signora Leda, tanto da chiamarla “nonna” e conosceva l’appartamento. La mamma di Chowaniak aveva infatti fatto da badante a Leda Avanzi e Chowaniak conosceva anche la nuova badante, sempre polacca. Si era instaurato un rapporto di consolidata fiducia tra l’anziana ferrarese e il giovane polacco. Ma il bisogno di soldi e una criminale spavalderia mista a faciloneria misero all’angolo i buoni sentimenti.
Il 5 settembre 2012 Chowaniak andò a prendere alla stazione ferroviaria di Ferrara Catalin Leneschi e Marius Damian, del quale Chowaniak era amico: si erano conosciuti sempre a Ferrara nel 2010. Damian aveva dovuto salutare Ferrara e tornare in Romania dopo essere finito nei guai per dei furti commessi in via Gaetano Pesci. Ora era tornato, ma non per rimanere. Voleva andare in Germania in cerca di lavoro e di fortuna. Con un po’ di quattrini in tasca - doveva anche fare un regalo per un matrimonio - tutto sarebbe stato più facile. Anche Chowaniak se la passava male dopo che aveva perso il lavoro e in sovrappiù anche il telefonino. La soluzione era a portata di mano. In via Bologna 57 abitava “nonna” Leda e per ripulirla bastava farsi aprire la porta di casa. Un gioco da ragazzi per Chowaniak. Con la scusa di dover usare il computer Chowaniak la mattina del 7 settembre entra in casa di Leda Avanzi. Quando esce lascia la porta aperta, i due amici rumeni sono appostati ed entrano poco dopo. Uno si prende cura della collaboratrice domestica, che viene fatta inginocchiare e poi pressata a terra.
La badante sente le urla della padrona di casa provenire da un’altra stanza, le dice “stai ferma, altrimenti ti ammazzano”. Poi più niente. Nel frattempo, senza che la badante lo vedesse, era rientrato nell’appartamento anche Chowaniak. I rapinatori scappano. Hanno portato via poche centinaia di euro e qualche gioiello. Sul pavimento hanno lasciato tramortita e sanguinante una donna di 94 anni, colpita alla testa probabilmente con un vaso di ceramica. Arriva l’ambulanza. Leda Avanzi viene portata a Cona, dove qualche ora dopo il suo cuore cederà. Scattano le indagini. Alla Mobile non serve molto per risalire a Chowaniak. Lo interrogano, il suo racconto non convince, viene arrestato per omicidio. La Polizia è già sulle tracce dei complici, che hanno cercato riparo invano in Romania. Il 12 settembre a Slobozia viene catturato Marius Damian, il 18 settembre a venti chilometri da Bucarest viene rintracciato anche Catalin Leneschi.
Al processo di primo grado per omicidio (sentenza il 31ottobre 2013), in virtù dello sconto per il rito abbreviato, Chowaniak è stato condannato a 20 anni, i due rumeni a 16 anni. La pena maggiore per il giovane polacco si spiega con il ruolo di principale organizzatore della rapina sfociata nell’omicidio. Nessuno si è accollato la colpa di aver colpito l’anziana alla testa; per l’accusa - anche sulla base delle testimonianze dei rumeni - sarebbe stato Chowaniak, ma la circostanza non è stata acclarata. Chowaniak ha sempre respinto questa accusa, lo fa anche nella lettera dal carcere: «tre anni fa mi sono reso responsabile se non direttamente di un efferato crimine». E dice anche di essersi sincerato delle condizioni di Leda Avanzi prima di lasciare l’appartamento. In appello (novembre 2014) le pene sono state ridotte: 17 anni al polacco, 15 anni ai rumeni. L’ultima parola la dirà presto la Cassazione, la cui udienza non è ancora fissata.
Mariusz Chowaniak una parola importante l’attende ancora prima dalla famiglia di Leda Avanzi. Nella lettera non chiede perdono. Implora «comprensione e misericordia» per il percorso di pentimento e di penitenza che ha intrapreso per espiare «la vergogna, il peccato e l’ingiustizia» di poter godere - sia pure in carcere - delle gioie e delle meraviglie della vita.
La lettera è stata indirizzata alla Nuova Ferrara, ma gli autentici destinatari sono i familiari di Leda Avanzi. A loro, se lo desiderano, spetta una pubblica risposta.
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