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Bondeno, nozze a piedi nudi per solidarietà: ma non in municipio

di Alberto Vincenzi
Bondeno, nozze a piedi nudi per solidarietà: ma non in municipio

Coppia intende esprimere vicinanza ai profughi Interviene l’assessore: manteniamo il decoro del luogo

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BONDENO. Scalzi per esprimere solidarietà ai migranti. Ma in municipio è meglio non farlo. È quello che è successo ieri nel palazzo comunale di Bondeno, in occasione del matrimonio fra Stefano Zoboli ed Emanuela Gavioli, coppia di Burana. Gli sposi hanno pensato che un giorno di festa, come è il giorno delle nozze, può essere anche un impegno di solidarietà e di vicinanza ai profughi che fuggono dai loro martoriati Paesi. Così, una volta arrivati in municipio, nella sala attigua a quella dove si sarebbe svolta la cerimonia, Emanuela ha spiegato quello che era il desiderio della coppia. Al loro appello, di togliersi le scarpe nel segno della solidarietà - come avvenuto ieri in molte città in tutta Italia, con le Marce degli scalzi a sostegno dei migranti - buona parte degli invitati ha risposto positivamente. Ma poi tutti hanno dovuto tornare a infilarsi le scarpe. Infatti l’assessore Cristina Coletti, che era delegata a celebrare il matrimonio, ha fatto presente a sposi e invitati che era opportuno mantenere il decoro del luogo.

Un momento di stupore poi, a piedi nuovamente calzati, la cerimonia si è svolta e il matrimonio celebrato. Ma è chiaro che durante la cerimonia non sono mancati i momenti di imbarazzo.

«Non avevamo alcuna intenzione di fare politica - spiega Emanuela, raggiunta telefonicamente a festa finita - ma solo di fare un gesto umanitario. Non c’è politica che tenga se si è di fronte all’umanità». Emanuela spiega anche come è scaturita l’intenzione di questo atto: «Mio fratello, prima della cerimonia è venuto a casa mia e parlando mi ha spiegato delle Marce degli scalzi. Da qui l’idea di esprimere la nostra solidarietà, non potendo partecipare in altro modo, durante il nostro matrimonio, un pensiero nei confronti di chi soffre, di chi scappa da situazioni orribili, su cui anche l’Europa sta prendendo coscienza. Ho spiegato il significato della cosa agli invitati, in municipio, è c’è stato chi ha accolto l’invito e chi no. Poi, però, l’assessore ci ha pregato di rimettere le scarpe. L’abbiamo fatto e tutto è finito lì».

«Ho semplicemente spiegato agli sposi - dice l’assessore Cristina Coletti - che una simile decisione andava quantomeno annunciata prima. E che comunque non era il caso, per il decoro e il rispetto del luogo.

E anche il sindaco, che ho poi informato, ha avallato la mia scelta».

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